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Meno pini e palme, più gelsi e noccioli: come cambiano gli alberi nelle città italiane per il cambio climatico

04 Febbraio 2026 - 09:34 Bruno Gaetani
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Diverse metropoli italiane stanno rivedendo la propria gestione del verde per scegliere esemplari che resistono meglio agli eventi meteo estremi

Non è solo una questione estetica o di decoro urbano. Gli alberi che per decenni hanno ombreggiato strade, parchi e marciapiedi delle città italiane stanno diventando un problema strutturale. Il colpevole, neanche a dirlo, risponde al nome di cambiamento climatico, che mette sotto pressione le metropoli italiane e rischia di trasformare le piante meno resistenti ai fenomeni estremi in veri e propri pericoli per la sicurezza dei cittadini. È questo il motivo che sta spingendo Torino a dire addio agli aceri dei viali, Genova alle palme vista mare, Milano ai carpini e Roma ad alcune varietà di pino.

Un aiuto contro ondate di calore e bombe d’acqua

A raccontare come si stanno muovendo le diverse città italiane nella gestione degli alberi è un articolo di Matteo Macor su Repubblica. Negli ultimi anni, la consapevolezza sull’importanza degli alberi nelle metropoli è cresciuta un po’ ovunque. Non più un semplice arredo urbano, ma una vera e propria infrastruttura climatica, in grado di mitigare per esempio l’impatto delle ondate di calore. «È la tecnologia più efficace che abbiamo contro il caldo urbano», spiega Brian Stone jr del Georgia Institute of Technology. Ma oltre a contrastare l’effetto isola di calore – quel fenomeno per cui le aree urbane registrano temperature più alte rispetto alle zone rurali circostanti – il verde è diventato fondamentale anche per resistere alle bombe d’acqua e favorire il drenaggio del terreno.

Specie nuove per climi nuovi

Il punto, spiegano gli esperti, è che piantare più alberi non basta. Occorre scegliere le varietà capaci di resistere meglio al clima estremo. «Il momento impone di ripensare la distribuzione di alberi e piante in città, sostituendo specie che già ora non sono più adatte al riscaldamento globale con altre capaci di adattarsi di più agli effetti dei cambi di clima», spiega Francesca Coppola, paesaggista e assessora a Genova. Così, al posto di carpini e querce, nei nuovi standard entrano piante come la parrotia persiaca, più resistente alla siccità. Robinie, ippocastani e noccioli sono meglio di ciliegi, betulle e pioppi. E persino i pini, tra gli alberi più iconici di Roma, rischiano di dover essere sostituiti con varietà più resistenti e più basse.

Foto copertina: ANSA/Fabio Cimaglia | Il pino ad alto fusto caduto in via dei Fori Imperiali a Roma, 1 febbraio 2026

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