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Il prof cieco che non può andare in gita con gli allievi: «Mi ha fermato la legge anticorruzione»

04 Febbraio 2026 - 07:41 Alba Romano
jacopo lilli prof cieco gita scuola
jacopo lilli prof cieco gita scuola
La dirigente scolastica si è opposta all'accompagnamento. Mentre l'altra soluzione non era praticabile

Jacopo Lilli, 40 anni, è il professore cieco che non potrà accompagnare i suoi alunni in gita a Dublino. Gli allievi della Terza V dell’istituto Russel Newton di Scandicci in provincia di Firenze partiranno il 25 febbraio per uno stage linguistico. Ma senza il docente di inglese. La dirigente scolastica Anna Maria Addabbo ha spiegato in una nota che «la questione non riguarda la persona del docente, ma la responsabilità dell’istituzione scolastica nei confronti degli studenti e delle famiglie. In questo caso è stata necessaria una valutazione organizzativa legata a un’attività complessa e ad alto livello di responsabilità».

Il professore cieco

Il professore parla oggi della vicenda con il Quotidiano Nazionale: «Sono stati i miei alunni a chiedermi di accompagnarli. E non me la sono sentita di dire di no, così mi sono candidato, pur immaginando che potessero esserci delle resistenze. Il 19 dicembre la scuola ha emesso una circolare con i nomi degli accompagnatori e il mio non c’era. Quando ho chiesto spiegazioni alla dirigente, mi è stato risposto che non sarei stato in grado di vigilare sui ragazzi e che se fosse successo qualcosa, i genitori sarebbero diventati nemici miei e della scuola».

Ha provato a convincerla: «Non solo io. Gli studenti e i genitori hanno scritto un’email alla preside chiedendole di ripensarci, magari di farmi partire come docente ’extra’. Quando gli è stato risposto che non c’erano soldi per farlo, si sono offerti di avviare una colletta per pagare la mia quota».

I regali e la legge anticorruzione

Ma a quel punto è stata tirata in ballo la legge anticorruzione: «Un insegnante non può ricevere regali dalle famiglie degli alunni sopra i 150 euro. Non sarebbe stato un regalo vero e proprio e poi, a voler essere fiscali, la quota che volevano raccogliere era di 50 euro a testa. Ad ogni modo, il problema era anche un altro». E ancora: «Mi è stato detto che se fossi partito, avrei dovuto prendere giorni di ferie. Come se per me non si trattasse di lavoro, ma di una vacanza».

A settembre c’era stato un altro episodio: «Volevo portare una classe del quinto anno ad un circolo sportivo, dove tra l’altro si organizzano vari progetti con l’Unione ciechi di Firenze. In quell’occasione volevo fargli provare l’esperienza del ’Visiball’, calcio a cinque integrato per persone vedenti e non vedenti. Ma nonostante fossero tutti maggiorenni e nonostante lo spostamento sarebbe stato autonomo, ci saremmo incontrati direttamente lì, ho dovuto trovare un collega che mi affiancasse».

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