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Fabrizio Corona denuncia Mediaset per tentata estorsione, il legale: «L’azienda ha mandato lettere ai locali per non farlo lavorare»

05 Febbraio 2026 - 13:24 Alba Romano
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«Le missive sono state inviate per chiudergli la bocca», ha detto il lagale. Chiesa è stato ospite del podcast Gurulandia: «Corona è il nuovo Robin Hood. Se finirà in galera, vedremo come reagiranno gli italiani»

Fabrizio Corona ha deciso di denunciare Mediaset «per tentata estorsione». Lo ha reso noto l’avvocato Ivano Chiesa, storico legale dell’ex re dei paparazzi. Una decisione presa perché «la società in questi giorni ha mandato delle missive ai gestori di locali pubblici, dicendo che devono presidiare sulle condotte degli ospiti delle serate che organizzano per eventuali comportamenti offensivi e il nome di Corona non c’è scritto nelle missive, ma è chiaro che si fa riferimento a lui». E poi ancora: «Come è possibile che si chieda ad un gestore di una discoteca di impedire che qualcuno dica quello che vuole? Come si può pretendere questa condotta? Cosa dovrebbero fare, mettergli un tappo in bocca?», ha detto Chiesa.

La denuncia per tentata estorisione

L’avvocato di Corona ha spiegato che si tratta di «una condotta inesigibile dal punto di vista giuridico», quella nei confronti dei locali, «ma chi riceve quella missiva si intimidisce e si preoccupa e quindi il rischio è che non chiami più Corona a fare delle serate». In sostanza, per il difensore dell’ex agente «non vogliono fargli fare quelle serate, non vogliono farlo lavorare, l’hanno silenziato sui social e ora vogliono silenziarlo anche così». Per questo, dato che «si impedisce il suo diritto a lavorare, abbiamo deciso di denunciare Mediaset per tentata estorsione o per qualsiasi altro reato la Procura riterrà di indagare».

L’avvocato Chiesa a Gurulandia

L’avvocato Ivano Chiesa è stato ospite nei giorni scorsi del podcast Gurulandia dove ha commentanto quanto accaduto al suo assistito i cui profili social rimangono ancora chiusi. Anche se nelle scorse ore ci sarebbero stati un paio di tentativi di Corona di riapparire on line, che sembra, però, non siano andati in porto. Mentre è ancora visibile l’ultima puntata di Falsissimo con attacchi a Mediaset e Alfonso Signorini sul canale YouTube del format. «Che uno si chiami Berlusconi o sia il Papa, per me non fa alcuna differenza. Tutte le dittature, da sempre, negano la libertà di parola e controllano i mezzi di comunicazione», ha detto Chiesa.

Nel corso dell’intervista, l’avvocato ha analizzato il provvedimento che ha portato all’oscuramento dei suoi canali social, definendolo un atto preventivo e del tutto inaspettato. «Prima lo hanno criminalizzato per gli scoop che faceva e non pubblicava, oggi per quelli che pubblica e che in molti vorrebbero non uscissero mai. Scoop per i quali sarebbero disposti a pagare qualsiasi cifra, ma che lui non vende», ha spiegato Chiesa, ribadendo come la mancanza di libertà di parola sia tipica dei sistemi che controllano informazione e magistratura.

«Quando dice “sparatemi” lo dice davvero»

Chiesa ha quindi tracciato un ritratto umano di Corona, ricordando il suo lungo percorso giudiziario: «Dopo quindici anni di processi, sei anni di carcere e altri quattro di affidamento in prova, Fabrizio è ancora spinto dagli stessi valori di quando aveva 35 anni. È fuori dagli schemi, ha un’anima adolescenziale pur avendo 52 anni, ed è disposto a tutto per ciò in cui crede. Quando dice “sparatemi”, lo dice davvero».

Secondo il legale, Corona rappresenta una figura necessaria: «È libero, non ha una linea editoriale, né uno stipendio da difendere. Se dovesse finire di nuovo in galera per quello che dice, allora vedremo cosa penserà la gente. In molti mi scrivono che il bavaglio non si mette a nessuno. Se si continua così, lo si trasforma in una sorta di Robin Hood: sarebbe un’autorete».

«Se sono dalla parte del mio cliente, sono disposto a morire con lui»

Infine, Chiesa ha risposto a chi gli chiede cosa significhi schierarsi contro famiglie potenti, come quella Berlusconi: «Non mi interessa il cognome né il potere. Se sono dalla parte del mio cliente, sono disposto a morire con lui. Questo lo insegno anche ai miei collaboratori: rispetto per tutti, avversari e magistrati compresi. Ma l’ossequio no, quello non mi appartiene. E di certo non mi tiro indietro solo perché qualcuno ha i soldi».

Foto copertina: ANSA/MATTEO CORNER | Fabrizio Corona esce dal tribunale accompagnato dall’avvocato Ivano Chiesa, Milano, 22 gennaio 2026

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