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Don Giovanni Gatto, il prete che ha lasciato la tonaca per diventare papà: «Tanti come me soffrono in silenzio. È una realtà nascosta»

07 Febbraio 2026 - 14:32 Alba Romano
don giovanni gatto celibato preti realta nascosta
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L'ex parroco di Tempera (L'Aquila) dice di aver ricevuto centinaia di telefonate da membri del clero, di cui alcuni ancora in attività: «Spero che il mio gesto possa aprire una porta»

Telefonate, messaggi, confidenze. Una valanga di voci arrivate da ogni parte d’Italia, soprattutto dal mondo clericale. Dopo la lettera a papa Leone XIV e l’annuncio della richiesta di dispensa dal sacerdozio per inseguire il sogno di diventare papà, il rapporto tra don Giovanni Gatto e i suoi (ex) colleghi sacerdoti non si è interrotto. Anzi, semmai è accaduto l’esatto opposto. Preti in attività e altri che la tonaca l’hanno già lasciata, hanno tempestato di chiamate il parroco della frazione aquilana di Tempera.

«Non siamo un’eccezione»

«Mi hanno ringraziato perché ho espresso quello che loro non riescono nemmeno a pensare ad alta voce», racconta don Giovanni al Corriere del Veneto. La sua storia, raccontata dai giornali in questi giorni, ha smesso di essere solo personale e si è trasformata in una sorta di specchio collettivo. «Questa non è un’eccezione. È una realtà enorme, nascosta, che la Chiesa conosce ma di cui non parla. Stiamo vivendo – dice l’ex prete in tono duro ma non polemico – una grande ipocrisia, una paradossalità. Ci sono preti che celebrano, che predicano, che ascoltano le famiglie, ma poi tornano a casa e vivono una solitudine che li divora. Altri vivono relazioni affettive vere, profonde, ma devono tenerle nascoste come se fossero una colpa», spiega don Giovanni.

Amare la fede, soffrire il modello

Molti dei sacerdoti che lo hanno contattato non vogliono lasciare il ministero. «Mi dicono: io amo essere prete, amo la mia fede. Ma non riesco più a vivere senza affetto, senza una relazione, senza qualcuno che mi aspetti a casa», spiega ancora l’ex parroco di Tempera. Il nodo, insomma, non è la fede, ma il celibato ecclesiastico, «un modello che oggi non riesce più a contenere la vita reale di molti sacerdoti».

Vocazioni, solitudine e una verità che fa paura

Secondo l’ex parroco originario di Treviso, la crisi delle vocazioni è legata a quella delle parrocchie: «Non c’è più relazione con il popolo. I preti devono seguire più paesi, fare solo celebrazioni e pratiche d’ufficio. Ma il cuore del ministero era l’ascolto, il legame umano. E questo non c’è più. Anche i preti, oggi, vivono una solitudine profonda». E per quanto riguarda i sacerdoti in attività che lo hanno cercato, aggiunge: «Spero che il mio gesto possa aprire una porta. Non solo per chi ha lasciato, ma per quei preti che oggi soffrono in silenzio. So che sono migliaia. E so che molti di loro non parleranno mai. Ma esistono e stanno male».

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