Landini contro lo “stato di polizia” del governo Meloni. «La sicurezza non è repressione»

«La sicurezza non è repressione. Trasformare le mobilitazioni in questioni di ordine pubblico e di sicurezza non è accettabile. Anche la nostra sede, qualche anno fa, è stata assaltata. Ma non si risponde con provvedimenti che anziché colpire i violenti, mettono in discussione la libertà di tutti». Queste le parole del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in un’intervista a Repubblica. Il leader della Cgil sostiene che i decreti del governo sono «pericolosi», ma «continueremo a scioperare e mobilitarci quando necessario, nonostante i veti di Salvini: non ci faremo togliere un diritto costituzionale».
«Torino? La Cgil condanna ogni violenza e ha espresso subito solidarietà ai poliziotti colpiti. Ma…»
«Siamo al terzo decreto in tre anni. E intanto aumentano femminicidi, morti sul lavoro, microcriminalità, violenza sugli anziani. Diciamola tutta: questi decreti non hanno come obiettivo la tutela reale delle persone. Ma di limitare la libertà di manifestare e difendere i propri diritti anche scendendo in piazza», insiste il sindacalista. Quanto agli scontri di Torino «la Cgil condanna ogni violenza e ha espresso subito solidarietà ai poliziotti colpiti. Detto questo, il metodo non può essere instaurare uno stato di polizia. Sta emergendo con chiarezza una logica autoritaria di chi pensa di comandare anziché governare. Una logica pericolosa che non condividiamo. Così come l’uso strumentale e cinico dei lavoratori in divisa. Dimenticati quando si tratta di affrontare i problemi di fondo: dalla carenza degli organici ai salari e alle pensioni. In questo Paese il movimento dei lavoratori ha sconfitto il terrorismo di ogni colore. E difeso la Costituzione. Continuerà a farlo».
L’incubo delle Br? «Pericoloso è continuare a ripeterlo. A evocare quello che non esiste»
Sulle dichiarazioni del ministro dell’Interno, che dice che chi sfila con i violenti offre loro impunità evocando l’incubo delle Br, replica: «Pericoloso è continuare a ripeterlo. A evocare quello che non esiste. Trovo inaccettabile che chi manifesta pacificamente venga associato alla violenza. Chi sfila con il volto coperto lo fa prima di tutto contro chi scende democraticamente in piazza. Si racconta un Paese che non c’è. Mentre cresce la rabbia e il disagio sociale, soprattutto tra i giovani». Il governo teme il dissenso? «Lo teme perché copre il disastro economico e sociale delle sue politiche. Non neghiamo che esista un problema di sicurezza nel Paese. Ma se vogliamo affrontarlo, dobbiamo andare alle radici delle insicurezze. E l’unica strada possibile è ridurre le disuguaglianze. Invece aumenta il lavoro precario, i salari non arrivano alla fine del mese, sale la cassa integrazione straordinaria, si moltiplicano le crisi industriali: auto, siderurgia, chimica. I giovani scappano. Le lavoratrici sono discriminate e il nuovo decreto sulla parità dei salari riesce non solo a peggiorare la direttiva europea, ma anche a legittimare i contratti pirata».
