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È morto Antonino Zichichi, lo scienziato credente che parlava con i papi

09 Febbraio 2026 - 10:01 Alba Romano
antonino zichichi darwin cambiamento climatico
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Ha portato in Italia la cultura dei laboratori scientifici, creando il centro di Erice e poi il laboratorio sotterraneo del Gran Sasso

È morto a 96 anni Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico specializzato nel campo della fisica delle particelle a cui ha dato preziosi contributi. Si definiva uno «scienziato credente», e alla possibilità di tenere insieme fede e scienza ha dedicato gran parte della sua vita e dei suoi studi. «La scienza è l’unico strumento che l’uomo possiede per dimostrare, con i fatti, che la natura è un libro scritto seguendo un preciso disegno», aveva scritto nel suo libro Perché io credo in colui che ha fatto il mondo, edito nel 1999. E con la passione di un uomo di fede e il rigore di un uomo di scienza, Zichichi ha saputo argomentare la sua tesi anche al cospetto dei papi. Di Papa Giovanni Paolo II aveva detto: «È più grande amico che la scienza abbia mai avuto», e di Papa Francesco: «È stato un pontefice che ha saputo parlare al cuore dell’umanità con la forza della semplicità, ricordandoci che il Creatore del Cielo e della Terra non è distante dalle nostre fragilità».

La cultura del laboraratorio

Nel 1962 Zichichi ha fondato il Centro Internazionale per le Scienze “Ettore Majorana” a Erice, in provincia di Trapani. Il suo era un centro pensato non come monumento ma come infrastruttura culturale: un passaggio tra università e grandi laboratori. La spiegazione più bella di questo progetto è nelle sue stesse parole: «c’era bisogno di una struttura che favorisse il passaggio dall’Università ai grandi laboratori di ricerca». Per anni si è parlato dello “spirito di Erice”, definito come incontro tra eccellenza e giovani talenti senza barriere ideologiche, politiche, geografiche. Zichichi ha anche lavorato presso il Fermilab di Chicago, laboratorio americano di fisica che deve il nome a Enrico Fermi, e presso il Cern di Ginevra, dove nel 1965 ha diretto il gruppo di ricerca che osservò per la prima volta l’antideutone, una particella di antimateria formata da un antiprotone e un antineutrone. 

Il Gran Sasso

Le esperienze di Erice, di Chicago e di Givevra sono confluite nel più importante progetto di Zichichi: i laboratori Nazionali del Gran Sasso, il più grande laboratorio sotterraneo al mondo dedicato alla fisica delle particelle. L’idea, — maturata tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, quando Zichichi era presidente dell’INFN, era semplice nella formulazione e ambiziosa nella realizzazione: costruire sotto una montagna un’infrastruttura capace di schermare i raggi cosmici e consentire esperimenti su fenomeni rarissimi, come il decadimento del protone, i neutrini solari o la materia oscura. La scelta del massiccio del Gran Sasso non fu solo tecnica, ma strategica. Significava dare all’Italia un’infrastruttura scientifica competitiva a livello globale, capace di attrarre collaborazioni internazionali. I lavori iniziarono nel 1982, con una soluzione ingegneristica inedita: sfruttare lo scavo del traforo autostradale per ricavare tre grandi sale sotterranee a oltre 1.400 metri di profondità sotto la roccia. Qui si vede un tratto tipico di Zichichi: la convinzione che la scienza di frontiera richieda luoghi adeguati, e che quei luoghi vadano costruiti anche con decisioni politiche coraggiose.

La battaglia contro l’astrologia

In anni più recenti Zichichi è stato noto soprattutto per la sua battaglia contro l’astrologia, la cartomanzia e, più in generale, contro le superstizioni, definite dallo scienziato una «Hiroshima culturale». Per Zichichi la questione non era folkloristica, ma epistemologica: l’astrologia rappresenta l’antitesi del metodo scientifico, perché propone spiegazioni senza verifica, affermazioni senza esperimento, correlazioni senza causalità. In un Paese come l’Italia — spesso attraversato da diffidenza verso la scienza e fascinazione per l’occulto — lo scienziato vedeva in questa deriva un rischio concreto per la formazione dei giovani e per la qualità del dibattito pubblico. Ma la sua polemica aveva anche un risvolto etico: lo scienziato, sosteneva, ha il dovere civile di intervenire quando la razionalità viene oscurata. Non bastano i laboratori, servono parole chiare. Anche per questo, si è speso in prima persona nella divulgazione, diventando a suo modo anche un personaggio pubblico: ha scritto diversi libri e partecipato più volte a trasmissioni tv. E ha saputo cogliere nei social network la possibilità di arrivare anche a un pubblico più giovane.

La morte di Zichichi

Quella di Antonino Zichichi è stata «una mente gigantesca, una curiosità senza fine, una voce che ha saputo accendere la scienza nel cuore delle persone»: lo ha scritto in un post su X la ministra dell’Università e la Ricerca Anna Maria Bernini. Anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha commentato la morte dello scienziato: «Con la scomparsa di Antonino Zichichi l’Italia perde uno scienziato di statura mondiale e un grande divulgatore. Zichichi ha saputo abbinare il suo nome alla Sicilia e al Centro Majorana di Erice, rendendoli un punto di riferimento internazionale per la fisica e per il dialogo tra scienza e cultura». «Nel confronto e nel rispetto degli altri, nello studio e nella conoscenza risiedono quei valori che hanno fatto di Zichichi un punto di riferimento mondiale. Ci mancherà, il “Professore”». ha dichiarato Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito Zichichi «Un faro di conoscenza sempre spiegata con semplicità, pacatezza e chiarezza. Abbiamo amato quel suo essere non conformista, non incline alle mode, ma sempre ancorato alla realtà effettuale anche quando è stato ostracizzato per le sue convinzioni basate su dati di realtà e non su teorie strampalate. L’Italia perde uno dei suoi figli migliori».
     

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