Tumori, le nuove terapie con l’IA: «Si può prevedere dove si svilupperà il cancro». Come funzionano e i rischi

Curare i tumori con le terapie mirate e l’intelligenza artificiale. È questo, in sintesi, uno degli obiettivi dei progetti di ricerca portati avanti da alcuni atenei italiani, tra cui l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Più in generale, le iniziative puntano allo sviluppo di nuovi studi basati sull’Ia, con particolare attenzione all’ambito medico e all’oncologia femminile. A sostenerle è Google.org, il ramo filantropico di Google guidato da Jacquelline Fuller, che il 4 febbraio ha annunciato una nuova tranche di finanziamenti destinata ai quattro centri di ricerca: oltre alla Cattolica, anche il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino e l’Università di Catania. Come riportato dal Messaggero, i fondi saranno impiegati in particolare per lo studio dei tumori ginecologici rari e delle forme più aggressive di carcinoma mammario.
Qual è il ruolo dell’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale può offrire un contributo decisivo nei casi clinici più complessi, integrando dati clinici, immagini diagnostiche e profili biologici per migliorare la valutazione del rischio, la personalizzazione delle terapie e il supporto ai team multidisciplinari. L’investimento punta così a trasformare la ricerca in applicazioni concrete e responsabili, contribuendo anche a ridurre il gender gap ancora presente nella medicina. «Grazie ai software si può prevedere dove si svilupperà il cancro», afferma Giorgia Garganese, direttrice del Centro di Ricerca Gemelli Women’s Health Center for Digital and Personalized Medicine dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in un’intervista al quotidiano romano.
L’Ai come strumento predittivo, ma ci sono dei rischi
Per la direttrice, inoltre, «l’ai è uno strumento sempre più rilevante nella pratica clinica quotidiana – prosegue -. In ginecologia oncologica (e in tutta l’oncologia) ci consente di integrare delle quantità di dati innumerevoli (clinici, radiologici e biologici). Il punto è mettere insieme tutto questo: mentre nel cervello di un medico esperto viene integrato dall’esperienza, con l’ai si riescono a costruire modelli predittivi. Ovvero – prosegue Garganese – prevedere come andrà la cura di quella malattia». In che modo? «Ci permette – risponde la dottoressa – di prevedere se i pazienti risponderanno o noi ai farmaci». L’intelligenza artificiale permette anche diagnostiche più efficaci: «Nei tumori alla mammella – spiega ancora Garganese – ha individuato precocemente in mammografie di dieci anni prima esattamente il punto in cui sarebbe sorto quel tumore». Ma ci sono anche dei rischi. «Uno di questi – conclude – è che cedendo sempre più funzioni all’ai perdiamo la capacità umana di effettuare la diagnosi».
