Maria Rosaria Boccia contro Giletti e Cerno, la sua verità sulle chat con Ranucci sulla lobby gay di destra: «Vi spiego il perché di quei messaggi»

Anche Maria Rosaria Boccia ha voluto dire la sua dopo le polemiche scatenate dalla messa in onda di alcuni messaggi privati scambiati con Sigfrido Ranucci durante la trasmissione «Lo stato delle cose» di Massimo Giletti su Raitre. Come riporta l’Ansa, Boccia ha definito quelle conversazioni «nate in un contesto strettamente privato», sottolineando che non avrebbero dovuto diventare oggetto di esposizione televisiva. L’imprenditrice indagata per stalking e lesioni ai danni dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano si chiede quindi: «Quale reale interesse pubblico giustifica l’invasione della sfera personale?».
Cosa si dicevano Boccia e Ranucci
Boccia ha poi spiegato l’origine di quei messaggi. Lo scambio con Ranucci, ha chiarito, riguardava i toni usati da Tommaso Cerno nei suoi confronti, giudicati «sgradevoli e offensivi». Da lì sarebbe nato un commento reciproco, condotto a suo dire «in termini più moderati e rispettosi rispetto alle parole da lui stesso impiegate». A supporto della sua versione, Boccia ha citato un post pubblicato dallo stesso Cerno su X: «Ogni volta che vedo la signora Boccia in tv ringrazio Dio di essere frocio». Senza quel contesto iniziale, secondo Boccia, la ricostruzione andata in onda risulta «parziale» e finisce per «alterare la realtà dei fatti».
Boccia e l’accusa di indignazione collettiva
La replica di Boccia si è poi spostata su un piano più generale, puntando il dito contro quella che ha definito un’«indignazione selettiva». In trasmissione, ha osservato, sono stati mostrati messaggi personali altrui accompagnati da «richiami morali e lezioni etiche rivolte ad altri giornalisti», un atteggiamento che a suo avviso manca di coerenza. «Il rispetto della privacy non può essere invocato a intermittenza né piegato alle esigenze dello spettacolo televisivo». Per Boccia, insomma, non esisteva «alcuna trama né retroscena», ma solo il commento a dichiarazioni pubbliche ritenute offensive.
