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L’apertura di Vannacci al governo Meloni: sì alla fiducia sull’Ucraina, ma non al provvedimento

11 Febbraio 2026 - 13:02 Federico D’Ambrosio
Il generale nel comunicato in cui annuncia la decisione: «Non vogliamo essere strumento delle sinistre»

Sì alla fiducia – voto che di fatto fa passare il decreto di invio di armi e aiuti all’Ucraina – no, invece, agli articoli del testo. È questa la scelta, già ventilata nei giorni scorsi, di Roberto Vannacci e della sua truppa di parlamentari presenti alla Camera dei deputati, composta da Rossano Sasso, Edoardo Ziello ed Emanuele Pozzolo, dopo la proposta di emendamento soppressivo del decreto fatta lunedì scorso.

La scelta del generale

Il generale Vannacci spiega la sua scelta con un comunicato stampa in cui dice: «Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare». «Non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti», aggiunge.

Gli ordini del giorno

Nel comunicato, Vannacci dice anche che, nell’ambito della discussione di oggi, 11 febbraio, alla Camera per la conversione in legge del decreto di supporto a Kiev, saranno confermati «i nostri ordini del giorno che contengono l’impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell’esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale. Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità».

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