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La Spagna chiede di indagare TikTok, Meta e X per pedopornografia: «L’impunità dei giganti deve finire»

17 Febbraio 2026 - 09:42 Ygnazia Cigna
«Queste piattaforme stanno attentando contro la salute mentale, la dignità e i diritti dei nostri figli e figlie», ha dichiarato Sanchez

Il governo spagnolo rompe gli indugi e lancia un’offensiva contro le big tech. Con un durissimo messaggio postato su X, il premier Pedro Sanchez ha annunciato che il Consiglio dei ministri chiederà ufficialmente alla procura di indagare Meta, TikTok e X per la creazione e la diffusione di materiale pedopornografico generato tramite l’intelligenza artificiale. Madrid ha deciso di invocare l’articolo 8 dello Statuto del Pubblico Ministero per far luce sulle responsabilità delle piattaforme. Nel mirino non c’è solo la circolazione di contenuti illeciti, ma il ruolo attivo che gli strumenti di intelligenza artificiale generativa delle piattaforme hanno dimostrato di avere nella produzione di immagini e video che ritraggono abusi su minori.

L’impunità dei giganti

«Queste piattaforme stanno attentando contro la salute mentale, la dignità e i diritti dei nostri figli e figlie», ha dichiarato Sanchez. «Lo Stato non lo può consentire. L’impunità dei giganti deve finire», ha aggiunto. L’uso dell’intelligenza artificiale per contenuti pedopornografici o per spogliare persone reali è ormai un tema da tempo. Nei mesi scorsi, era stata la piattaforma X a finire nel mirino per l’utilizzo di Grok da parte di alcuni utenti, tanto che il social era intervenuto ampliando le misure per impedire al suo strumento di intelligenza artificiale di spogliare le foto di persone senza alcun consenso.

Verso il divieto per gli under 16

L’iniziativa di oggi è solo l’ultimo tassello di una strategia di protezione dei minori sempre più restrittiva. Solo due settimane fa, Sanchez aveva annunciato l’intenzione di vietare l’accesso ai social media a tutti i minori di 16 anni, citando i danni irreversibili alla salute mentale provocati dall’esposizione a contenuti inappropriati e discorsi d’odio. La mossa della Spagna potrebbe fare da apripista in Europa, portando la discussione sulle responsabilità legali degli algoritmi a un nuovo livello di severità. Se la Procura dovesse riscontrare reati, i colossi digitali rischierebbero sanzioni pesantissime e limitazioni operative.

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