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Keir Starmer ha davvero “protetto” Jimmy Savile? Cosa dicono i documenti

18 Febbraio 2026 - 15:00 David Puente
Sui social circola l'accusa secondo cui l'attuale Premier britannico avrebbe bloccato le indagini sul caso Savile nel 2009. I documenti ufficiali e un report indipendente smentiscono il suo coinvolgimento diretto

Secondo una narrazione che circola online, Jimmy Savile avrebbe abusato di centinaia di minori, poi qualcuno ai vertici avrebbe bloccato la giustizia, fatto sparire le carte e infine la BBC avrebbe coperto tutto. Nel mirino di questi post finisce Keir Starmer, l’attuale Primo ministro del Regno Unito, accusandolo di aver “rifiutato di intentare causa” personalmente nel 2009 contro Savile. Facciamo chiarezza.

Per chi ha fretta

  • Non ci sono prove che Keir Starmer abbia deciso personalmente di non incriminare Jimmy Savile.
  • Nel 2009 Starmer era capo del Crown Prosecution Service, ma la decisione fu presa da un legale incaricato della revisione del caso.
  • Un report indipendente del 2012 non rileva alcun suo coinvolgimento diretto nella scelta di non procedere.
  • Jimmy Savile morì nel 2011, a 84 anni, prima che le successive e pesanti accuse contro di lui esplodessero pubblicamente. Per questo, non venne mai processato e condannato.

Analisi

Il testo che circola online recita così:

Jimmy Saville ha abusato di circa 450 bambini in un periodo di 50 anni.
Keir Starmer, il Direttore della Pubblica Accusa, ha rifiutato di intentare causa.
Il fascicolo del caso è stato successivamente distrutto.
E la BBC lo ha insabbiato.

Il ruolo di Starmer nel 2009 e il report del 2012

Nel 2009 Starmer era effettivamente Director of Public Prosecutions (DPP) e capo del Crown Prosecution Service (CPS), proprio nell’anno in cui la polizia del Surrey indagò su alcune accuse contro Savile. Tuttavia, la decisione di non procedere venne presa da un reviewing lawyer, cioe un procuratore incaricato di valutare il fascicolo. Non risultano elementi che dimostrino un intervento diretto del DPP (all’epoca Starmer) nella scelta.

Nel 2012, dopo che il caso Savile esplose pubblicamente, venne commissionato un report indipendente all’avvocata Alison Levitt QC per chiarire perché nel 2009 non si fosse arrivati a un’incriminazione. Nel documento si legge chiaramente:

I have seen nothing to suggest that the decisions not to prosecute were consciously influenced by any improper motive on the part of either police or prosecutors.

Il report evidenzia delle criticità nell’approccio investigativo e nella gestione delle vittime, ma non parla di una scelta politica o personale di Starmer di “rifiutare” l’azione penale. Di fatto, non vi e alcun riferimento a un coinvolgimento del DPP nella decisione.

Il fascicolo è stato distrutto?

La narrazione social sostiene che il fascicolo sarebbe stato “successivamente distrutto” per occultare le prove. Nel report Levitt si spiega che nel sistema informatico del CPS (CMS) il record risultava “destroyed” nel 2010. Subito dopo viene chiarito il significato tecnico della parola:

il file era stato automaticamente cancellato dal sistema per ragioni di data protection e secondo la normale policy interna, dopo la decisione di “no further action”.

Si tratta quindi di una cancellazione amministrativa del record informatico, non di una distruzione fisica o dolosa delle prove per coprire Savile.

Conclusioni

La narrazione social accusa Keir Starmer di essersi “rifiutato di intentare causa” contro Sevile. Tuttavia, emerge che l’attuale Premier britannico non abbia preso personalmente la decisione di non incriminare Sevile. Il report indipendente del 2012, richiesto proprio per il caso, non riscontra motivazioni improprie ne un suo coinvolgimento diretto.

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