Nessy Guerra, la sanremese bloccata in Egitto con la figlia e in fuga dall’ex, è stata condannata a sei mesi per adulterio

Ora Nessy Guerra, sanremese, ormai da più di due anni bloccata in Nord Africa con la figlia e in fuga dall’ex violento, teme di perdere l’affidamento della sua bambina. La donna è stata infatti condannata a sei mesi per adulterio, in Egitto, paese in cui resta bloccata con la piccola (il cui passaporto non viene rilasciato dal padre). Nessy continua a tenersi nascosta dall’ex, un uomo, presente nel paese arabo, che in Italia è stato a sua volta condannato in via definitiva per stalking, maltrattamenti e violenza sessuale. La storia di Nessy è finita più volte sui media italiani e nelle interrogazioni parlamentari. Tanti gli appelli rivolti al governo italiano. Ora però la situazione rischia seriamente di peggiorare.
Il processo per un reato che in Italia non esiste da decenni
La conferma della condanna è arrivata a Repubblica dalla legale che assiste la famiglia Guerra, l’avvocata Agata Armanetti. La donna è stata giudicata colpevole dal tribunale di Hurghada per un reato che «laggiù coincide con il peccato». A denunciare la sanremese è stato l’ex compagno e padre di sua figlia Tamer Hamouda, italo-egiziano, già condannato in Italia in via definitiva per violenza e stalking a 2 anni e 11 mesi nei confronti di un’altra donna. Secondo la 26enne il suo ex marito avrebbe comprato, di fatto, la testimonianza di un uomo che in udienza ha testimoniato contro di lei.
I rischi sull’affidamento
Tamer Hamouda vuole intanto riavere l’affidamento della bambina. Per ora ha ottenuto il blocco dell’espatrio per la figlia e Nessy non vuole lasciare l’Egitto senza di lei. Sul caso dell’affidamento la prossima udienza è fissata per il 21 aprile e ora il giudizio per adulterio rischia di influire. Secondo quanto riporta Repubblica la Procura di Genova ha chiesto per due volte l’estradizione dell’italo-egiziano, dopo la condanna definitiva. E per ora i rapporti con l’Egitto non aiutano. Tamer ha passato solo due mesi in celle, prima di essere rilasciato.
