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La Corte Suprema boccia i dazi Usa, ma Trump sfida i giudici: «Non mi fermo». E annuncia una nuova stangata mondiale

20 Febbraio 2026 - 20:16 Stefania Carboni
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Nonostante lo schiaffo giudiziario, la linea del tycoon non arretra di un millimetro: «Oggi firmerò un nuovo ordine»

«Sono deluso. Mi vergogno di certi membri della Corte, non sono patrioti e sono sleali alla nostra Costituzione». Non usa mezzi termini Donald Trump per commentare la clamorosa sentenza con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato, con una maggioranza di 6 voti a 3, l’architettura dei dazi imposta dalla sua amministrazione. In una conferenza stampa carica di tensione alla Casa Bianca, il presidente ha definito i giudici «una vergogna per la nostra nazione», scagliandosi in particolare contro i tre togati conservatori che si sono uniti ai liberal nel dichiarare illegittimo l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act per tassare le importazioni.

«I dazi rimangono»

Nonostante lo schiaffo giudiziario, la linea del tycoon non arretra di un millimetro. «I dazi rimangono», ha detto Trump, annunciando di avere già pronte delle alternative per aggirare il verdetto. Il piano B passerà attraverso un ordine esecutivo basato sulla Section 122 del Trade Act del 1974, una norma che permette al presidente di imporre dazi globali (fino al 15%) per affrontare squilibri gravi della bilancia dei pagamenti, senza dover passare dal Congresso, seppur per un periodo limitato di 150 giorni. «Oggi firmerò un ordine per imporre dazi globali del 10% in aggiunta alle tariffe già esistenti», ha dichiarato.

La sentenza

La decisione della Corte Suprema colpisce la strategia protezionistica del secondo mandato Trump. Secondo i giudici, il presidente ha ecceduto i propri poteri utilizzando una legge del 1977 riservata a situazioni di emergenza nazionale per scopi di ordinaria politica commerciale. Ma per l’Alta Corte quelle «emergenze» non esistevano e il potere di imporre tasse spetta esclusivamente al Parlamento. Una bocciatura che rischia di obbligare il Tesoro a restituire circa 175 miliardi di dollari già incassati dalle imprese, ma che Trump intende neutralizzare confermando anche la validità dei dazi già decisi in base alle Section 232 (sicurezza nazionale) e 301.

Alcuni dazi si salvano dalla scure della Corte, ecco quali

La Corte suprema ha lasciato in vigore le tariffe su acciaio e alluminio, adottate tramite altre leggi. La sentenza, tuttavia, annulla i dazi suddividendoli in due categorie: la prima riguarda per quelli “reciproci”, ovvero il 34 per cento per la Cina fino al 10 per cento per altri paesi esteri; la seconda il 25 per cento imposto su alcuni beni provenienti da Canada, Cina e Messico, con cui Trump sosteneva di controllare così il flusso di fentanyl.

Il giudice Kavanaugh che aveva votato per mantenerli: «Ora possibili gravi conseguenze per il Tesoro Usa»

«La decisione della Corte probabilmente genererà gravi conseguenze pratiche nei prossimo futuro. Una delle questioni saranno i rimborsi: i rimborsi di miliardi di dollari avranno significative conseguenze per il Tesoro statunitense». Lo si legge nell’opinione di dissenso scritta da Brett Kavanaugh, giudice conservatore della Corte Suprema, che ha votato, insieme a Clarence Thomas e Samuel Alito, per mantenere i dazi. «La Corte oggi non dice se, e come, il governo dovrebbe restituire i miliardi di dollari che ha raccolto dagli importatori, ma il processo sarebbe probabilmente caotico», ha aggiunto il giudice, nominato da Trump durante il suo primo mandato.

Tajani: «Non credo ci saranno grandi cambiamenti»

«È sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma non credo ci saranno grandi cambiamenti», ha commentato il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani. «Ci sono delle misure temporanee che possono adottare gli americani, che già si aspettavano questa decisione, quindi non credo che ci saranno grandi cambiamenti. Non credo che ci saranno effetti particolari per quanto riguarda le nostre esportazioni», ha aggiunto.

Il commento dell’Ue e le reazioni dei paesi esteri

«Prendiamo atto della decisione e la stiamo analizzando con attenzione», ha commentato il portavoce della Commissione europea, Olof Gill. Gill ha detto che attende chiarimenti dall’amministrazione americana «sulle misure che intende adottare in risposta a questa decisione». «Le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Per questo continuiamo a sostenere Dazi bassi e a lavorare per la loro riduzione», ha aggiunto. Mentre il governo del Canada, uno dei paesi più colpiti dalla politica tariffaria del presidente americano commenta la sentenza sottolineando come questo dimostri quanto siano stati «ingiustificati».

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