È un’azienda Usa di giocattoli a fare boom dopo la stangata della Corte suprema sui dazi. Festeggiano anche Amazon e Stellantis. Ma per i consumatori non cambia nulla: ecco perché

A Wall Street il titolo che ha guadagnato di più dopo che la Corte suprema ha dichiarato illegittimi i dazi di Donald Trump è stato quello di Jakks Pacific, con una crescita del titolo del 26% in poche ore. L’azienda che produce giocattoli e costumi in giro per il mondo era stata fra le più penalizzate dai dazi, che l’avevano costretta ad alzare i prezzi su prodotti a basso margine perdendo gran parte della clientela e quasi dimezzando fatturato e utili nel 2025. Ma fra i titoli premiati dalla notizia ci sono stati anche quello di Stellantis (+3,8%) da tempo in caduta e quelli di grandi società di distribuzione come Amazon.

Arrivano 133 miliardi di dollari nelle casse delle aziende colpite dai dazi
I mercati hanno ragionato nell’immediato sull’unica certezza che avevano: dopo la decisione della Corte suprema aumenteranno i profitti delle aziende, soprattutto delle maggiori. Questa è davvero la sola conseguenza sicura di quel che è avvenuto. Non si sa con quale strumento (con versamento diretto o con la concessione di crediti di imposta) verranno rimborsate del costo sostenuto per gli extra dazi all’importazione. Secondo le prime stime effettuate da alcuni istituti i dazi effettivamente riscossi dal governo americano che ora saranno oggetto della restituzione ammontano a 133 miliardi di dollari. È una somma enorme che andrà ad ingrassare i bilanci delle aziende private. Fino ad oggi 1.500 di queste hanno già presentato domanda di rimborso alla Corte del commercio internazionale degli Stati Uniti. Quell’elenco è destinato ad allungarsi.

Per i consumatori invece non cambierà nulla: arriva nuova stangata
Non cambierà praticamente nulla per i consumatori: nell’ultimo anno hanno pagato di più i prodotti su cui erano stati imposti i dazi, e a loro quasi certamente le aziende restituiranno poco o nulla del rimborso ottenuto grazie alla Corte Suprema. Forse qualcuno da ora in avanti sconterà alcuni prodotti su cui non ci sono più dazi. Ma accadrà in pochi casi e non per lungo tempo. Trump ha già fatto sapere che dazi al 15% verranno reintrodotti utilizzando altri strumenti giuridici già in passato autorizzati dalla Corte suprema.
Il Tesoro Usa ora dovrà indebitarsi per coprire il buco
A perdere quei 133 miliardi senza dubbio è il Tesoro Usa, cui spetta il rimborso che toccherà soprattutto ad aziende americane. Quei soldi resteranno in circolo nell’economia Usa e quindi la decisione della Corte suprema non avrà grande effetto sul pil americano. Il deficit di bilancio si era ridotto dal 6,3 al 5,8% nell’ultimo anno, ma anche su questa voce le conseguenze saranno modeste. Il deficit ammonta a 1,9 trilioni di dollari, e quei 133 miliardi sono insignificanti su questa cifra. Il Tesoro Usa però quei soldi ha già utilizzato nell’ultimo anno, e quindi l’intera operazione dazi con questo finale si è trasformata in una sorta di prestito senza interessi dei consumatori al governo americano. Parte di quella somma è stata impiegata per ridurre la pressione fiscale, e quindi per la restituzione alle imprese il Tesoro Usa ora dovrà fare nuovo debito con qualche probabile tensione sui titoli di Stato americani.
