Sanremo, Samurai Jay: «Al Festival rappresento la musica fatta con leggerezza. E se vinco porto i miei in crociera». L’intervista

Samurai Jay, vero nome Gennaro Amatore, rapper napoletano classe 1998, è uno dei nomi a sorpresa tirati fuori dal cilindro della discografia italiana da Carlo Conti per la 76ª edizione del Festival di Sanremo. Un’anima latina, potremmo definirla la quota reggaeton dell’edizione di quest’anno. La canzone che canterà si intitola Ossessione, un brano molto colorato che certamente ravviverà le serate sanremesi, infestate da ballad. Un mood che sarà confermato il venerdì, il giorno della serata delle cover, quando ospiterà sul palco dell’Ariston Roy Paci e Belen Rodriguez per Baila Morena di Zucchero. parola d’ordine: leggerezza.
Sei contento dell’avventura?
«Ovviamente sono più che contento, sono sulle stelle in questo momento, nonostante il forte stress per le duemila cose da fare. Però è stress bello, quindi ce lo prendiamo tutto, è un periodo incredibile».
Quando hai realizzato di essere nel cast di Sanremo 2026, ti sei detto “Ora vado a Sanremo per…”?
«Banalmente per divertirmi, per mostrare che veniamo da una grossa scuola di musica, che sono tanti anni che ci battiamo per il sogno e che quindi ce la giochiamo con tutte le carte a nostra disposizione».
Ecco, a questo proposito, se dovessi descriverti a chi non ti conosce, con che parole lo faresti?
«Quello che ho fatto finora è un cerchio in realtà, perché ci sono un bel po’ di influenze in tutta la musica che ho fatto uscire, c’è stata tanta sperimentazione. Però occhio a tutto quello che deve arrivare, perché adesso uscirà fuori la vera natura di Samurai Jay, quindi occhio al futuro».
Che genere suonerà il tuo futuro?
«Parlare di genere è veramente riduttivo secondo me, per il semplice fatto che ad oggi la musica è stracontaminata, soprattutto nel caso mio, nel mio team di produzione siamo tutti musicisti, quindi ognuno ha le sue ispirazioni. Il mio è una sorta di pop un po’ latino, un po’ cantautorato, ci sono un bel po’ di sfaccettature interessanti, quindi non vedo l’ora».
Ma tu questa chiamata di Conti te l’aspettavi?
«Quando mi è arrivata sono rimasto bloccato. Cioè sono rimasto proprio quando è arrivata questa possibilità, questa ipotesi remota. Quando l’ho saputo sono rimasto un quarto d’ora a fissare il vuoto, la chiamata è arrivata fortunatamente in un momento in cui sono felice, ma non me l’aspettavo sinceramente».
Hai avuto modo di parlare con lui, ti ha spiegato il motivo della scelta? Cosa gli è piaciuto del tuo pezzo?
«Mi sono visto poche volte con Carlo, giusto tra una prova e l’altra sostanzialmente, lui mi ha detto solo che è contento del brano, gli piace molto, non si è espresso molto al riguardo, poi magari glielo chiederò. Anzi, ti dico la verità, mi hai fatto venire tu la curiosità, glielo chiederò sicuramente».
Tu porti uno dei brani più radiofonici di tutta la playlist di Sanremo, questo secondo te può darti un vantaggio in una playlist molto grande e piena di ballad?
«Non c’ho pensato troppo, sono talmente felice di partecipare con un brano mio, scritto solo con i miei amici, che mi sono completamente distaccato dall’aspettativa. Sto proprio in questa bolla dove sono grato per tutto quello che sta succedendo, non ci ho proprio pensato a tutte queste cose, a tutto quello che può conseguire la mia partecipazione al festival».
Tu senti di rappresentare qualcosa su quel palco?
«Musicalmente parlando certo, rappresentiamo la genuinità, la semplicità, la gioia, il calore, rappresentiamo la musica fatta con leggerezza, senza troppi pensieri, senza troppe strutture».
Non credi che di musica disimpegnata ne giri forse un po’ troppa?
«Secondo me no, in realtà c’è troppa musica impegnata. C’è troppa musica pensata oggi, secondo me si dovrebbe tornare un po’ al nocciolo, a fare la musica per il gusto di farla. Questo intendo per musica disimpegnata, non è musica disimpegnata per mancanza di attenzione al dettaglio, alla tecnica, ma è disimpegnata per quanto riguarda i pensieri che dovrebbero venire dopo la creazione. La gente pensa troppo oggigiorno, secondo me invece quando si crea non si deve pensare, è questo quello che intendo io per disimpegnata».
Per la serata delle cover hai scelto Baila Morena di Zucchero e ospiterai Roy Paci e Belen Rodriguez…come mai queste scelte?
«Roy Paci perché sull’arrangiamento che abbiamo fatto per la cover era perfetto, il maestro ha accettato, è una persona incredibile, super spiritosa, super up pure lui, come noi, quindi subito ci siamo trovati. Per quanto riguarda il brano in realtà è stata una casualità, perché è un brano che gravita intorno a noi da quest’estate, quando eravamo in tour, per una coincidenza o per un’altra ci capitava sempre questa Baila Morena davanti. Mentre eravamo nel pieno panico della scelta della cover abbiamo avuto questo suggerimento dal divino e quindi è successo. Belen perché su Baila Morena ci stava troppo lei, poi ha una parte incredibile sul brano. Tutto incredibile, non vedo l’ora».
Per lei è una cosa importante, come l’hai convinta?
«C’entra sempre il disimpegno, io sto seguendo molto il mio istinto. Ci abbiamo provato e lei è veramente una grande, si è comportata in modo super umano, si è creato un rapporto fantastico tra me e lei, perché è una persona super disponibile, super professionale, ed è Belen Rodríguez, quindi non sono cose scontate queste qui. È successo tutto nel modo più spontaneo e genuino possibile, non è servita nessuna convinzione particolare, lei ha sentito il brano, anche perché la prima cosa che mi ha detto è stata: “Guarda, io sono una rompi, se la cosa non mi piace non la faccio!”. Bellissimo, mi è piaciuta tanto subito, è stata tirata dentro, abbiamo fatto le prove, si è creata una bellissima sintonia, tutto molto spontaneo».
Finisci la frase: “Se vinco Sanremo…”?
«Mamma mia, penso mi prende un coccolone. Se vinco Sanremo comunque porto i miei a girare il mondo probabilmente, gli regalo una crociera incredibile. Ma pure se non lo vinco Sanremo, però se vinco gliene regalo una più bella».
