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«Chi ha sbagliato dovrà chiedere perdono a Domenico». Il dolore di mamma Patrizia, che chiede verità sul cuore bruciato

22 Febbraio 2026 - 07:05 Alba Romano
mamma cuore bruciato
mamma cuore bruciato
Le parole della donna a Il Messaggero e Repubblica: «Una dottoressa mi disse: “Scusi se lo ha saputo dai giornali, ma ho aperto un’inchiesta interna e non potevo dirle nulla”»

Patrizia Mercolino, madre di Domenico, il bimbo a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato all’Ospedale Monaldi di Napoli e morto ieri dopo esser rimasto per giorni attaccato all’Ecmo, non nasconde la sua rabbia. E lo fa ricordando suo figlio. E chiedendo giustizia sui principali quotidiani. «Il suo sorriso è quello che porterò con me per tutta la vita. Ogni momento con Domenico è stato unico, speciale. Non voglio che venga dimenticato. Ma ora è arrivato il momento della giustizia e della veritàCi hanno preso in giro, mentito per troppo tempo, nascondendo tutto», racconta a Il Messaggero. «Non doveva più soffrire. Non c’era più nulla da fare. Sono rimasta accanto a lui finché il macchinario si è spento». Mentre a Repubblica, davanti all’ipotesi di poter aver parlato o stretto la mano a chi è coinvolto nell’inchiesta sul fallito trapianto replica: «Sicuramente avrò parlato con loro, ci saremo stretti la mano. Ma io ho la coscienza pulita, loro no. Sono loro che dovranno vergognarsi per avermi guardata negli occhi, non io». E ancora: «Provo solo schifo. Non per quello che hanno fatto nei miei riguardi, ma verso mio figlio».

La fondazione per Domenico per «aiutare le vittime di malasanità e i bambini in attesa di trapianto»

Ai fratellini di Domenico i genitori hanno detto che il bimbo non tornerà più. «Sì. Gli abbiamo detto che il loro fratellino non tornerà più a casa. Ma non voglio entrare nei dettagli. Voglio proteggerli da tutto questo», spiega la donna. «Nessuno riporterà indietro mio figlio. Ma lunedì – aggiunge – davanti a un notaio, costituiremo un comitato di raccolta fondi che porterà il suo nome. Associazione Domenico, poi Fondazione Domenico Calindo. Per costituire una fondazione servono almeno 30 mila euro. Intanto partiamo così. E vi chiedo: attenzione alle pagine false, ho visto troppe truffe sul web». Servirà «ad aiutare le vittime di malasanità e i bambini in attesa di trapianto. Quei soldi serviranno ad altri genitori che si troveranno in un incubo simile. Affinché nulla di tutto questo ricapiti».

«Una dottoressa mi disse: “Scusi se lo ha saputo dai giornali, ma ho aperto un’inchiesta interna e non potevo dirle nulla”»

Quel 23 dicembre Patrizia non lo scorderà mai. Le dissero subito che il trapianto era fallito. Ma per giorni era stata tenuta all’oscuro dai reali motivi. «Mi chiamano e dicono: “Signora, c’è un problema. Il cuore non parte. Sul momento mi sono arrabbiata. Però mi hanno spiegato che sarebbe stato attaccato all’Ecmo (il macchinario che sostituisce le funzioni cardiache n.d.r.) e che sarebbe stato inserito in lista per un nuovo trapianto. Ma come ho sempre ripetuto in questi giorni, quello che è successo non deve
infangare il nome di tutto il Monaldi, né del reparto dove Domenico è stato assistito
», spiega la donna a Repubblica. Poi la doccia fredda, Patrizia apprende dai giornali del “cuore bruciato”. «E quando ho letto non credevo neppure si trattasse di mio figlio. Poi una dottoressa mi ha detto: “Scusi se lo ha saputo dai giornali, ma ho aperto un’inchiesta interna e non potevo dirle nulla”. Non ho fatto altre domande perché la mia priorità era trovare un cuore per Domenico», racconta. «Non attribuirò colpe finché non conoscerò la
verità. Ma qualcuno dovrà pagare. Chi ha sbagliato dovrà chiedere perdono a Domenico. È arrivato il momento della verità. Adesso, veramente, basta».

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