Bimbo col cuore bruciato, per l’ospedale la cartella clinica «è completa». Le accuse della famiglia sui fogli spariti: «In 45 giorni neanche una Tac»

L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha respinto le accuse dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico, morto sabato all’ospedale Monaldi di Napoli. In una nota, l’ospedale «smentisce con fermezza» le dichiarazioni del legale secondo cui dalla cartella clinica consegnata alla famiglia mancherebbe il diario di perfusione, ovvero il tracciato di circolazione extracorporea che documenterebbe il momento in cui al bambino è stato rimosso il cuore originario durante il trapianto.
La ricostruzione dell’ospedale
Secondo l’Azienda dei Colli, il documento in questione era regolarmente allegato alla cartella clinica, «acquisito dall’autorità giudiziaria in data 20 gennaio 2026 e consegnato alla famiglia il 19 febbraio 2026». L’ospedale ha aggiunto che i Nas, intervenuti il 23 febbraio, hanno acquisito nuovamente il tracciato «dando atto che era già inserito nella cartella clinica consegnata».
L’avvocato Petruzzi: «Palese tentativo di occultamento»
L’avvocato Petruzzi ha annunciato che chiederà al gip di esaminare quanto accaduto nei 45 giorni tra il trapianto del 23 dicembre e la prima commissione interdisciplinare del 6 febbraio: «Fino a quel momento, come emerge dallo studio della documentazione medica, neanche una Tac cerebrale era stata fatta». L’avvocato ha parlato di «un palese tentativo di occultamento», sostenendo che ulteriori accertamenti avrebbero significato «coinvolgere altre persone e creare quindi fughe di notizie» e che le cartelle cliniche «avrebbero dovuto essere estese anche ad altri centri trapiantologici». Petruzzi ha inoltre denunciato pressioni sulla madre del bambino: «Fino a qualche giorno fa, continuavano a dire alla mamma che non doveva parlare con il suo avvocato».
Il cuore «tolto prima che giungesse il nuovo»
Nel fatale trapianto del 23 dicembre sul piccolo Domenico il «punto di non ritorno», quello in cui il cuore del paziente viene scollegato dall’organismo, si è registrato alle 14.18 «e per quanto riferito da varie fonti, Patrizia in primis, il cuore nuovo sarebbe arrivato solo alle 14.30». Lo afferma Francesco Petruzzi, il legale della famiglia del bimbo morto al Monaldi, dopo aver letto la scheda relativa al tracciato di circolazione extracorporea. Scheda di cui ieri l’avvocato aveva denunciato l’assenza in cartella clinica, circostanza smentita poco fa dall’ospedale. «Ringraziamo il Monaldi della collaborazione. Abbiamo individuato la scheda Cec – dice Petruzzi – che ci aspettavamo fosse invece una cartella a sé stante. Al netto di questo, dalla stessa apprendiamo che il “no way back point” è stato superato alle 14:18 con il clampaggio aortico e per quanto riferito da varie fonti – Patrizia in primis – il cuore sarebbe arrivato solo alle 14:30». Da tempo il legale della famiglia insiste sul fatto che Domenico sia stato probabilmente privato del suo cuore con eccessivo anticipo, rendendo così inevitabile l’uso del nuovo organo malgrado il suo danneggiamento.
