Così i colleghi mollano il poliziotto che ha sparato a Rogoredo

Nessuno dei colleghi di Carmelo Cinturrino ha visto da subito la pistola a salve che Abderrahim Mansouri avrebbe puntato contro l’agente. Cambiando la versione che avevano dato subito dopo lo sparo del boschetto di Rogoredo. Il 41enne da tempo in servizio al commissariato Mecenate è indagato per omicidio volontario. Il pm Giovanni Tarzia sta mettendo insieme l’analisi di cellulari, tabulati e chat e il Dna sulla pistola giocattolo. E riscrivendo la storia dei 23 minuti durante i quali il collega 28enne testimone oculare dello sparo è tornato in commissariato per prendere uno zaino su ordine di Cinturrino. Forse perché dentro c’era la pistola a salve poi fatta trovare vicino allo spacciatore deceduto.
Abderrahim Mansouri e Carmelo Cinturrino
Secondo la ricostruzione finale quindi l’arma sarebbe comparsa sulla scena successivamente. Sulla pistola a salve ci sono in ogni caso due Dna. Cinturrino, difeso dall’avvocato Pietro Porciani, potrebbe averla conservata illegalmente. Per questo si verificherà anche nella stanza dei copri del reato. Cinturrino sarebbe accusato di pestaggi e richieste di pizzo ai pusher. Oltre a estorsioni di droga e contanti. Abderrahim pochi mesi fa aveva manifestato ai suoi avvocati l’intenzione di denunciare Cinturrino, noto con il nome di Luca. Il poliziotto gli aveva chiesto soldi (5 grammi di coca e 200 euro al giorno) per spacciare. E Mansouri «temeva per la sua vita».
La dichiarazione
Cinturrino invece ha messo a verbale di aver «riconosciuto Zack» ma «di non averci mai avuto a che fare» anche se «era stato arrestato» in passato dai colleghi. La famiglia sospetta però che si sia trattato di una «esecuzione». Mansouri è stato colpito da 20-30 metri con un proiettile solo che lo ha preso vicino alla tempia destra. I colleghi sono stati indagati con una quarta agente con l’ipotesi di averlo aiutato, con diversi gradi di responsabilità, nella messinscena del posizionamento della replica a salve della Beretta 92 vicino al corpo agonizzante di Mansouri dopo essere stato centrato alla testa dal quarantunenne.
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Il precedente
«So che lì nascondono la sostanza e spesso sono rimasto appostato per ore a vedere dove la nascondevano, quindi conosco abbastanza bene quel posto. Ho fatto circa quaranta arresti lì l’anno scorso e quest’anno quattro», ha messo a verbale la notte del 26 gennaio in questura Cinturrino. Secondo i colleghi eccedeva nell’uso della forza e delle minacce. E in alcuni casi ha deciso di non arrestare nonostante ci fossero i presupposti. C’è un precedente, segnalato dal Tribunale di Milano con una trasmissione atti alla procura, che vedrebbe nel 2024 Cinturrino essersi intascato alcune banconote da una ragazza quando nel verbale di sequestro aveva scritto di soli 20 euro.
