L’espianto sul bambino dal cuore bruciato è iniziato prima dell’arrivo dell’organo da Bolzano

L’intervento su Domenico all’ospedale Monaldi è iniziato prima dell’arrivo del nuovo cuore da Bolzano. Ovvero 10 minuti prima dell’ingresso in sala operatoria dell’équipe con il contenitore per il trasporto. Lo mostra l’incrocio degli orari forniti dall’audit dell’ospedale dell’Azienda dei Colli e quelli della scheda Cec, ovvero il documento che annota le procedure legate alla circolazione extracorporea. Secondo le carte alle 14.02 del 23 dicembre inizia l’intervento. Sedici minuti dopo, ovvero alle 14.18 viene «clampata» (ovvero: chiusa) l’aorta. Mentre il nuovo cuore arriva in sala operatoria alle 14.30. Alle 15.45 finisce l’impianto. Il dettaglio è importante perché può provare che l’errore medico decisivo è stato quello dell’operazione e non quello del cuore bruciato.
L’intervento sul bambino dal cuore bruciato
Ieri un avviso di garanzia è arrivato anche a Marisa De Feo, 56 anni, professoressa universitaria e unica donna primario di cardiochirurgia in Italia. De Feo, assistita dall’avvocato Luigi Ferrante, è moglie di Maurizio Cotrufo, che nel 1988 fece il primo trapianto di cuore al Sud proprio al Monaldi. Lei è responsabile del programma regionale di trapianti pediatrici dell’ospedale. Il pm Giuseppe Tittafferrante, che con il procuratore aggiunto Antonio Ricci coordina le indagini dei carabinieri del Nas, ha disposto l’autopsia con incidente probatoria. Il reato è omicidio colposo. La procura accusa i medici di aver violato le linee guida sulla conservazione e il trasporto di organi destinati al trapianto.
Le chat
E un ulteriore elemento probatorio potrà arrivare dalle chat. Per provare a rispondere alla domanda delle domande: perché l’équipe del Monaldi guidata dal primario Guido Oppido cominciò l’intervento chirurgico sul piccolo Domenico prima di ottenere la certezza della “corretta conservazione” del cuore proveniente da Bolzano? E perché è stato usato il ghiaccio e non il box frigo? Perché l’espianto «prima di capire se il cuore donato fosse integro»? Rischiano anche almeno due persone che lavoravano il 23 dicembre al San Maurizio di Bolzano. Proprio per il ghiaccio secco. «Nello specifico – scrive il pm – vogliano i consulenti chiarire se le operazioni di prelievo chirurgico, trasporto e conservazione dell’organo cardiaco prelevato dall’équipe di espianto a Bolzano, siano avvenute in conformità delle vigenti linee guida in materia di trapianti».
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Ok Cuore
Il punto più importante è quello che accade nella tarda marttinata del 23 dicembre. L’équipe arriva da Capodichino, c’è traffico in tangenziale, arrivano con l’ambulanza. L’ultimo via libera viene lanciato quando i medici sono in ascensore. Per questo Oppido dà il via all’espianto «lottando contro i minuti», secondo quanto emerge dalla nota difensiva firmata dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge.
