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Voghera, l’ex assessore della Lega Massimo Adriatici condannato a 12 anni per l’omicidio di Younes El Boussettaoui

24 Febbraio 2026 - 14:32 Alba Romano
massimo adriatici younes omicidio volontario
massimo adriatici younes omicidio volontario
Il tribunale di Pavia ha riconosciuto l'omicidio volontario del senzatetto nel luglio 2021. Adriatici dovrà anche risarcire i famigliari con 380mila euro

È stato condannato a 12 anni di carcere Massimo Adriatici, l’ex assessore leghista alla Sicurezza di Voghera che la sera del 20 luglio 2021 uccise il 39enne marocchino Younes El Boussettaoui, sparandogli un colpo di pistola in piazza Meardi. Adriatici è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario e gli ha inflitto una pena leggermente superiore alla richiesta della procura di Pavia, che aveva chiesto di punire l’ex assessore leghista con 11 anni e 4 mesi di reclusione. Oltre alla condanna a 12 anni per Massimo Adriatici, il giudice Luigi Riganti ha disposto oggi anche un risarcimento provvisionale di 380mila euro per i familiari della vittima. 90mila euro a testa andranno ai genitori di Younes, 50mila euro a testa sono stati riconosciuti ai due fratelli e alle due sorelle della vittima.

La reazione dei famigliari della vittima

«Siamo felicissimi – ha commentato uscendo dal palazzo di giustizia Bahija El Boussettaoui, una delle sorelle di Younes -. Non mi aspettavo una sentenza di condanna superiore alla richiesta del pubblico ministero. Ma non saremo davvero contenti sino a che non vedremo Adriatici entrare in carcere con le manette». Quanto al risarcimento in arrivo, la sorella della vittima ha commentato così: «È un aspetto che in questo momento non ci interessa. Noi chiediamo solo che venga fatta giustizia per mio fratello».

L’omicidio, il processo: che cos’è successo a Pavia

Quella sera di luglio 2021 in piazza Meardi a Voghera l’ex agente di polizia divenuto assessore con la Lega, che girava armato, sparò un unico proiettile che uccise Younes El Bossettaoui, un vagabondo che aveva l’abitudine di importunare i clienti di bar e locali, a seguito di una lite. I legali sostengono che il marocchino lo aveva aggredito con una «violenta manata al volto» che ne determinò «l’improvvisa caduta a terra e la perdita degli occhiali che inforcava». Adriatici fu quindi «costretto dalla necessità di difendersi dal pericolo attuale dell’offesa ingiusta provocata dall’aggressione in corso» da parte della vittima, la quale «si avvicinava ulteriormente chinando il busto verso di lui per colpirlo di nuovo». E così sparò con la sua pistola Beretta modello 21 calibro 22. I giudici hanno però giudicato il comportamento un eccesso colposo di legittima difesa, poi la gip Valentina Nevoso ha chiesto al pm di riformulare l’accusa come omicidio volontario. Oggi la sentenza di primo grado che ha condannato Adriatici.

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