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Carmelo Cinturrino e i 5 mila euro in contanti trovati in casa: «Mi servono per difendermi»

25 Febbraio 2026 - 05:52 Alessandro D’Amato
carmelo cinturrino 5 mila euro
carmelo cinturrino 5 mila euro
Il poliziotto accusato dell'omicidio di Rogoredo dice di non usare droga e di non aver mai fatto cose illegali. Sarà sottoposto al test del capello. La compagna Valeria: «Se ne sono accorti soli adesso che si comportava male?

Nella sua confessione Carmelo Cinturrino ha confermato la ricostruzione degli inquirenti sull’omicidio di Abderrahim Mansouri. Ha «chiesto scusa a tutti quelli che si sono fidati di lui» e per «aver sporcato la divisa». Ma ha negato di aver preso soldi e droga dai pusher di Rogoredo: «Io sono pulito, non uso droghe e non ho mai fatto cose illegali». Nella sua casa di Carpiano in provincia di Pavia però gli inquirenti hanno trovato e sequestrato la somma di 5 mila euro. Che lui ha detto di «essersi fatto prestare in questi giorni per sostenere le spese legali». L’assistente capo 41enne sarà sottoposto anche all’esame del capello. In cerca di tracce di stupefacenti. I risultati arriveranno nei prossimi giorni.

I 5 mila euro trovati in casa di Carmelo Cinturrino

È il Corriere della Sera a parlare dei 5 mila euro trovati nella casa in cui Cinturrino convive con la fidanzata. Nel carcere di San Vittore, davanti al gip Domenico Santoro che dovrà decidere sulla misura cautelare in carcere chiesta dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, il poliziotto «ha confessato i suoi errori». Tornando a sostenere di aver sparato a Zack «per paura». E poi di aver messo la pistola accanto al corpo di Mansouri per «metterci una toppa», perché, come ha detto al suo legale Pietro Porciani «sa bene cosa accade a loro quando sparano». Anche se nei messaggi che ha inviato al collega subito dopo aver sparato non sembra averne: «È arrivato in fondo Zack. Zio vieni che è lì».

La pistola a salve

Cinturrino è oggi nel carcere di San Vittore. L’indagine è del procuratore Marcello Viola e del pm Giovanni Tarzia. A decidere su di lui il gip Domenico Santoro. Ha detto che la pistola a salve era «un’arma giocattolo che non doveva essere tracciata» e che sostiene di aver «trovato ancora prima del Covid» vicino alle rive del Lambro «e di aver tenuto» poi in uno zaino conservato nell’armadio del commissariato Mecenate. Intanto la procura continua a indagare su voci e sospetti che riguardano i suoi arresti. E sulle presunte complicità con i pusher. Che però i colleghi hanno sempre taciuto. Fino a oggi. Adesso invece tutti parlano di «Thor» Cinturrino e del suo martello nascosto nelle maniche della divisa, usato come una sorta di marchio di fabbrica tra il Corvetto e Rogoredo.

«Luca del Corvetto»

Tra gli spacciatori della zona invece il suo nome era conosciuto. «Il giro di spaccio? È carnevale. Non lo conferma, assolutamente. È triste e pentito, ha confessato tutto, ha ammesso tutti i suoi errori, è pronto a pagarli, ma quello che non ha fatto no», sostiene invece il suo difensore. Lo difende anche la compagna Valeria B., portinaia del palazzo Aler di via Mompiani 1 dove — secondo alcuni atti al vaglio della procura — Cinturrino copriva dei pusher italiani: «Se ha sbagliato pagherà. Ho sentito con le mie orecchie per molte volte i suoi dirigenti e altri colleghi fargli complimenti per alcuni suoi interventi. Ora che si rigiri tutta la frittata, a me sembra veramente assurdo: chi c’era in macchina con lui? Non se ne è mai accorto? Se ne sono accorte solamente adesso le persone indagate che lui si comportava male?».

Le testimonianze

I verbali di due dei quattro colleghi indagati per favoreggiamento personale e omissione di soccorso raccontano di averlo visto «prendere soldi e droga da tossici e spacciatori». E Il Fatto Quotidiano ricorda che gli «atteggiamenti non belli» di Luca Corvetto – così si faceva chiamare Cinturrino anche detto «il fenomeno» – avrebbero dovuto essere noti già dal maggio 2024, quando durante il fermo di un tunisino un video lo immortala assieme a un collega mentre preleva 20 euro dalla custodia del cellulare del ragazzo poi assolto, mentre il verbale di Cinturrino fu definito falso dal giudice. Da allora nessun provvedimento è stato preso.

«Atteggiamenti non belli»

«Si parlava spesso in commissariato del fatto che fosse una persona poco raccomandabile. Ho sempre fatto presente all’ispettore di non metterci insieme, e dopo un po’ anche lui si è reso conto che Carmelo aveva atteggiamenti non belli», dice un altro testimone. Che racconta anche del presunto pizzo richiesto ai pusher: «Quando i tossici non gli dicevano dove erano i soldi e la sostanza usava il martello (…). Quando ci vedevano andavano come in protezione pensando che anche noi agissimo come lui. In un’area boschiva abbiamo visto uno spacciatore, quando lo abbiamo fermato lui ci ha detto: ‘Vi do tutto e poi non ci siamo mai visti’. Gli ho chiesto se stesse scherzando e lui ha confermato: ‘Vi do tutto, come facevo con Luca’».

Gli schiaffi

E ancora: i pusher «se danno tutto non li arrestano. Mi hanno detto che con Luca facevano così, davano la sostanza e lui non li arrestava».Cinturrino, poi, era uno che dava «gli schiaffi in faccia, il concetto è che voleva che tossici e spacciatori tirassero fuori soldi e droga (…). C’era sempre qualcosa di non lineare. Parlava con i tossici da solo, cercava la sostanza, andava da solo». Ma purtroppo se ne sono accorti tutti solo dopo l’arresto.

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