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La famiglia di Francesca Albanese fa causa a Trump, le accuse del marito e il figlio sui “veri” motivi delle sanzioni

26 Febbraio 2026 - 20:57 Bruno Gaetani
famiglia francesca albanese causa trump sanzioni
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La relatrice Onu ha perso l'accesso a conti bancari, rapporti con università e la possibilità di viaggiare negli Stati Uniti

La famiglia di Francesca Albanese ha fatto causa a Donald Trump e ad alcuni alti funzionari dell’amministrazione statunitense. I familiari della relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati contestano le sanzioni che il governo americano ha imposto ad Albanese per il suo sostegno al perseguimento giudiziario dei leader israeliani e delle aziende internazionali coinvolte nella guerra a Gaza. Il ricorso civile, depositato presso il Tribunale distrettuale del distretto di Columbia, sostiene che l’amministrazione Trump abbia violato i diritti garantiti ad Albanese dal primo, quarto e quinto emendamento, sequestrando irragionevolmente i suoi beni senza che lei abbia avuto possibilità di difendersi in aula. Il ricorso chiede al tribunale di dichiarare le sanzioni incostituzionali.

Il ricorso presentato negli Usa dal marito e dal figlio

La causa è stata intentata dal marito di Albanese, Massimiliano Cali, e dal figlio della coppia – il cui nome non è stato reso pubblico – poiché le regole delle Nazioni Unite impediscono a Francesca Albanese di presentare la denuncia a proprio nome. Nel ricorso, la famiglia di Albanese denuncia la perdita dell’accesso ai conti bancari, ai rapporti con diverse università, alla possibilità di viaggiare negli Stati Uniti e all’accesso a un appartamento della relatrice Onu a Washington. «Se utilizzate in modo appropriato – si legge nel ricorso – le sanzioni sono uno strumento potente per interrompere e indebolire le attività di terroristi, criminali e regimi autoritari. Tuttavia, le sanzioni vengono abusate quando mirano a mettere a tacere punti di vista sgraditi e a violare i diritti costituzionali di persone che il governo non gradisce».

La Francia ci ripensa sulla richiesta di dimissioni

Nel frattempo, cominciano a rientrare le polemiche sulle parole pronunciate da Albanese in un intervento per Al Jazeera. Dopo le proteste iniziali, la Francia ha rinunciato a chiedere le sue dimissioni dal ruolo di relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi. Una decisione che l’esperta italiana commenta così: «Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea. Mi sarei aspettata una parola di chiarimento e di scuse, perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile».

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