Viktoria Albiani, transgender: «Aggredita a sputi in piazza a Torino»

Viktoria Albiani ha 28 anni, è laureata in economia, è una ragazza transgender. Alle 14,30 di ieri, domenica primo marzo, è stata aggredita in piazza a Torino. Ha ricevuto un insulto omofobo e uno sputo in faccia: «Ho sentito nel naso l’odore acido della sua saliva», dice oggi in un’intervista a La Stampa. «Sono abituata, mi capita spessissimo: dall’occhiata sgradevole, passando per il catcalling fino alla pacca sul sedere in un reparto surgelati mentre faccio la spesa. È quasi come se fosse un prezzo da pagare, che ormai penso di aver normalizzato», aggiunge.
Viktoria Albani
Con Viktoria c’era sua madre: «Il fatto che lei abbia dovuto assistere alla scena mi ha colpita. Ma anche il fatto che loro non si siano fermati nonostante lei li rincorresse: tutti abbiamo una madre, e se culturalmente non pensi di dover rispettare me, non dovresti almeno rispettare lei?». Era in due, avevano forse vent’anni, erano su un monopattino. Prima l’insulto, «neanche così azzeccato» ironizza Viktoria, poi lo sputo: «Ha caricato con tutta la sua forza ed è riuscito a prendermi in faccia con la precisione di un cecchino. Ho sentito la sua saliva negli occhi, in bocca, ovunque». La madre ha iniziato a correre: «E così lei inseguiva loro e io inseguivo lei. Ma sono riusciti a sfuggirle, sono tornati indietro, e hanno sputato di nuovo, per poi scappare».
Il 112
Poi la chiamata al 112: «Da lì è iniziata una lunga trafila per capire quali fossero i passi da fare per la denuncia». E ancora: «Si tratta di una lesione fisica perché c’è rischio biologico. Dovrò fare delle analisi del sangue per verificare che io non sia stata infettata». Uno sputo, secondo l’articolo 581 del codice penale, può integrare il «reato di percosse». Ma non esiste una legge che tuteli chi subisce un crimine d’odio legato all’orientamento sessuale o all’identità di genere, prevedendo aggravanti. E Viktoria racconta che in ospedale c’è chi si chi è chiesto ad alta voce se «non bastasse pulirsi la faccia».
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La caserma
Infine, la caserma. «Dopo aver aspettato un po’ insieme a una persona fermata per un furto in un supermercato, ho chiesto di essere ascoltata: credo dovrebbero esserci corsie preferenziali per casi come questo», conclude Viktoria. «Il maresciallo all’inizio non pareva comprendere, poi ha mostrato empatia. Era mortificato dal fatto che tutto fosse avvenuto a pochi passi da lì, non se lo aspettava: d’altronde, era la prima denuncia. E poi, mi ha ringraziata per il coraggio».
