Omicidio Mario Ruoso, c’è un sospettato: «È un suo storico collaboratore»

Una persona che si trova già in questura è fortemente sospettata dell’omicidio di Mario Ruoso, patron di TelePordenone. «Tecnicamente non è ancora in stato di fermo, stiamo completando gli accertamenti. Non abbiamo ancora elementi sul possibile movente», ha detto alll’agenzia di stampa Ansa il procuratore della Repubblica Pietro Montrone. Secondo quanto filtra dagli ambienti investigativi dell’inchiesta, l’uomo, 68enne, sarebbe uno storico collaboratore dello stesso Ruoso. Gli investigatori avrebbero anche individuato in ragioni economiche il movente dell’assassinio.
Colpito più volte alla testa
Ruoso è stato colpito più volte alla testa «con un corpo contundente», aveva spiegato Montrone uscendo dal suo attico al settimo piano a Pordenone. L’87enne è stato rinvenuto in una pozza di sangue poco distante dalla porta d’ingresso della casa. Gli investigatori hanno anche raccolto le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e all’esterno dalla sua concessionaria di Garage Venezia per analizzare eventuali movimenti particolari. Il delitto sarebbe avvenuto in un arco temporale ristretto e compatibile tra le 7 e le 8 del mattino. L’imprenditore era già vestito di tutto punto e pronto per uscire, come se stesse per iniziare la sua giornata di lavoro. Nonostante l’età, passava quasi quotidianamente nel salone di auto.
L’arma del delitto
Nella caduta Ruoso avrebbe battuto il capo contro lo spigolo di un mobiletto dell’abitazione. A quel punto l’assassino avrebbe infierito con numerosi colpi alla testa, fino a provocarne la morte. L’arma del delitto non è stata rinvenuta, nonostante le ricerche effettuate all’interno dell’appartamento e nelle aree circostanti.
