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Rocco Siffredi querela le attrici che lo hanno accusato di violenza sul set

05 Marzo 2026 - 16:14 Ugo Milano
rocco siffredi
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Venti le persone indicate nell'esposto dopo i servizi de Le Iene. Spuntano i primi indagati

Rocco Siffredi ha depositato una maxi-querela contro le attrici che lo hanno accusato di violenza sessuale sul set. Testimonianze che, precisa la difesa di Rocco, non sono mai sfociate in denunce penali contro di lui. Il fascicolo per diffamazione è arrivato alla procura di Milano. Sarebbero venti le persone denunciate dopo i servizi de Le Iene. E ci sarebbero, secondo quanto riferisce Repubblica, i primi indagati. Perché il procedimento è sul modello 21.

La difesa di Rocco: prodotti dati, documenti, liberatorie e filmati integrali denunciati dalle ragazze

La denuncia è stata presentata dalla legale del 61enne di Ortona, l’avvocata Rossella Gallo, contro 21 persone, di cui 18 note e 2 ancora ignote. Al centro dell’esposto uno speciale giornalistico trasmesso nel 2025 dalla trasmissione Mediaset Le Iene. Ovvero sette puntate, di cui una intitolata “Rocco sotto accusa, abusi e violenze?“, con dentro testimonianze a volto scoperto e in incognito di ragazze che avrebbero lavorato sul set con il pornoattore. Nelle testimonianze le ragazze raccontano di esser state costrette a fare atti e girare alcune scene. A corredo della maxi-querela l’avvocato Gallo ha depositato un hard disk contenenti dati, documenti, liberatorie e il girato integrale dei video sotto accusa. Immagini che rivelerebbero come non ci sia stata alcuna costrizione. La difesa avrebbe prodotto anche interviste rilasciate dalle stesse attrici al centro della vicenda con toni differenti e accusa il programma di Italia 1 di aver tagliato un’intervista andata in onda allo stesso Siffredi. Non solo, sono pronti a dire la loro (dalla parte di Rocco) cameraman, costumisti e tecnici che hanno lavorato con il pornodivo. Dopo la messa in onda del servizio de Le Iene sui social si erano ripresi con un nastro nero sulla bocca perché – a loro dire – non gli era stato permesso di raccontare in tv la loro versione.