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Perché la famiglia del bosco sarà divisa. Le motivazioni dei giudici sulla separazione di mamma Catherine dai tre figli – Il video

06 Marzo 2026 - 17:50 Stefania Carboni
bambini nel bosco famiglia nathan trevallion catherine birmingham
bambini nel bosco famiglia nathan trevallion catherine birmingham
Nella scelta del tribunale per i minorenni ha pesato la relazione dei servizi sociali e dalla casa-famiglia. «La madre è ostile e squalificante. I bimbi hanno provato a ferire le educatrici con dei bastoni»

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto «con urgenza» l’allontanamento dei bambini della coppia Trevallion-Birmingham dalla casa-famiglia di Vasto, con tra l’altro la separazione dalla madre. A darne notizia è stato oggi il Tg1 sui suoi canali social, riportando le parole del legale della famiglia nel bosco. Nel corso della giornata stanno uscendo le motivazioni dietro tale decisione. Tredici pagine, in gran parte basate sulla crescente «condotta oppositiva» e «ostile» da parte della mamma dei piccoli, Catherine. Un comportamento evidenziato nella relazione dei servizi sociali e della stessa struttura di Vasto.

«Catherine è spesso ostile e squalificante, ci deride»

«Catherine è spesso ostile e squalificante, deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e/o le nostre spiegazioni. Non si fida di nessuno e ciò influenza i bambini che a suo dire sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa», viene riportato a corredo dell’ordinanza. «Gli sviluppi successivi – scrivono i giudici – hanno peraltro evidenziato che la persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori».

«Catherine sosteneva che il cervello sarebbe pronto all’apprendimento solo dopo i 7 anni»

Secondo i giudici, nel documento analizzato anche dall’agenzia LaPresse, c’è inoltre «una grave lesione del diritto all’istruzione per i tre bambini». La figlia maggiore, anche se dispone della certificazione per la terza elementare «presenta gravi lacune, trovandosi ancora in una fase di alfabetizzazione primaria». I giudici hanno sottolineato inoltre come la madre abbia «intenzionalmente violato l’obbligo di istruire la figlia in età scolare». Questo perché, secondo quanto rilevato nell’ordinanza, Catherine sosteneva che il cervello sarebbe pronto all’apprendimento solo dopo i 7 anni e con esperienze dirette nella natura. Da qui il «clima di totale sfiducia» e la «escalation di reazioni» nella struttura in cui i piccoli e la madre sono ospiti dal 20 novembre. Secondo il personale i bambini avrebbero assunto comportamenti distruttivi e aggressivi verso di loro, proprio per via della dialettica materna.

La relazione della casa-famiglia: quando i bambini hanno rotto le persiani per fare dei bastoni da lanciare

A pesare nel parere dei giudici è proprio la valutazione proveniente dalla struttura, che citerebbe un episodio in particolare. Quando i bimbi avrebbero «cercato in tutti i modi di far del male alle due educatrici presenti, accusandole di essere delle cattive persone, definizione che spesso utilizza la madre davanti ai bambini», tanto da «rompere delle persiane per crearsi dei bastoni da lanciare, rischiando di farsi male e di colpire anche una bambina di pochi mesi».

Gli avvocati: «Colpo di teatro»

«Un ‘coup de théâtre’. Mi chiedo se il Tribunale fosse a conoscenza della consulenza di oggi o se abbia agito senza neanche sapere ciò che stava facendo, e questo mi preoccuperebbe ancora di più. Io so soltanto che è un’ordinanza irricevibile, macroscopicamente errata, nei presupposti logici e giuridici, che andrà assolutamente rivista e corretta» hanno dichiarato, davanti alla casa famiglia di Vasto dove oggi erano in programma le perizie psicologiche sui bambini, l’avvocata Danila Solinas che insieme a Marco Femminella assiste Nathan e Catherine. «Oggi stiamo allontanando tre bambini dalla madre e continuiamo a parlare dei minori, ci riempiamo la bocca parlando di minori, della tutela, dell’integrità di questi minori, e poi consentiamo che, a distanza di neppure tre mesi, questi bambini vengano sradicati per la seconda volta. Bambini che erano felici! Qualcuno spieghi loro – ha continuato l’avvocata – perché la mamma è stata cacciata, qualcuno spieghi loro perché, per l’ennesima volta, verranno portati altrove, anzi, ce lo spieghi l’assistente sociale, che è venuta qui ad aspettare che la madre venga cacciata! Ai bambini comunichino la decisione, lo facciano coloro che hanno l’onere di farlo, perché i genitori sono sotto shock».