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Crolla lo storico collaboratore del patron di TelePordenone, trovata l’arma: la confessione e l’ipotesi dietro la «mattanza» di Mario Ruoso

05 Marzo 2026 - 18:02 Giulia Norvegno
Mario Ruoso
Mario Ruoso
«Era uno di famigllia», dice stupito il nipote della vittima, Mario Ruoso, che per primo ha trovato il corpo senza vita dello zio. Il rapporto storico tra Bedin e Ruoso e cosa è successo prima dell'omicidio

È accusato di omicidio premeditato Loriano Bedin, 67 anni, storico collaboratore di Mario Ruoso, patron di Tele Pordenone, trovato morto in casa sua ieri 4 marzo. Bedin, difeso d’ufficio dall’avvocato Valter Buttignol, è crollato durante l’interrogatorio condotto dal procuratore capo di Pordenone Pietro Montrone e dalla sostituta Federica Urban. «Dopo un’iniziale titubanza – ha spiegato il procuratore – l’autore del crimine si è reso conto di aver compiuto una cosa enorme e pare essersi liberato del peso che portava». A Bedin viene contestata la premeditazione con l’aggravante della minorata difesa, in quanto la vittima aveva 87 anni.

Come è stato ucciso Mario Ruoso

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Ruoso è stato aggredito sulla porta della propria abitazione a Porcia, a pochi passi dalla concessionaria Garage Venezia di cui era titolare. L’87enne è stato trovato riverso in una pozza di sangue, con una profonda ferita al cranio. «Una mattanza» , l’hanno definita gli inquirenti, secondo Repubblica. Il delitto sarebbe avvenuto tra le 7 e le 8 del mattino: Ruoso era già vestito e pronto per recarsi al lavoro, come faceva quasi ogni giorno nonostante l’età. Gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona per ricostruire gli spostamenti nelle ore precedenti al ritrovamento.

Il nipote Alessandro Ruoso: «Era uno di famiglia»

A trovare il corpo è stato il nipote Alessandro Ruoso. Intervistato dai microfoni di Tv12, ha raccontato di essere stato allertato dai collaboratori dell’autosalone, che non riuscivano a raggiungere lo zio al telefono. «Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale», ha spiegato. «Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente ad entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue». Sul possibile coinvolgimento di Bedin, il nipote si è detto «completamente stupito e incredulo», aggiungendo che quell’uomo «era considerato di famiglia» e che lo zio «lo ha aiutato per l’intera sua esistenza».

Il movente: soldi e rancori legati alla società di TelePordenone

Dietro il delitto ci sarebbero ragioni economiche. Stando a quanto emerso dalle indagini, il contenzioso riguarderebbe rivendicazioni legate alla società che gestiva l’emittente radiotelevisiva, oggi in fase di liquidazione. Il rapporto tra Bedin e Ruoso durava dal 1980: da semplice dipendente, Bedin era nel tempo diventato collaboratore con ruoli societari. Tensioni che evidentemente si sono inasprite nella fase finale di questo lungo legame professionale.

I precedenti di Bedin e il recupero dell’arma del delitto

Bedin non era nuovo a guai con la giustizia legati proprio a Ruoso: dalla scorsa estate risultava già indagato per un incendio doloso che aveva coinvolto alcune vetture di lusso nel salone dell’imprenditore. Quanto all’arma utilizzata per l’omicidio, si tratta di un tubo di ferro lungo 71 centimetri, di cui Bedin si è disfatto gettandolo nel vicino canale Brentella. I vestiti indossati durante l’aggressione sono stati invece abbandonati nel torrente Meduna, lungo il percorso verso casa.

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