Arrivano anche i primi italiani bloccati in crociera a Dubai, l’angoscia a bordo col rumore degli attacchi: «Una vacanza mai iniziata»

I primi 140 passeggeri italiani della Msc Euribia sono atterrati a Roma Fiumicino a bordo di un Airbus A380 Emirates, dopo essere rimasti bloccati per sei giorni nel porto di Dubai in seguito all’attacco statunitense e israeliano contro l’Iran. Si tratta di una parte dei 563 crocieristi che non hanno mai potuto iniziare la loro vacanza. Per loro e per gli altri, la Farnesina ha organizzato voli charter per agevolare il rientro. Nella sola giornata di oggi sono ripartite verso l’Italia altre 2.500 persone, e tra domani e dopodomani sono previsti tre voli charter dagli Emirati Arabi. Un volo straordinario Ita è stato inoltre organizzato per il rientro di malati e persone con disabilità.
Tajani sugli italiani bloccati in Medio Oriente: «Non chiuderemo le ambasciate»
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto il punto sulla situazione, spiegando che nell’area del Golfo si trovano circa 90mila connazionali, anche se una parte di questi sono residenti stabili e non intende rientrare. «Finché ci saranno italiani in pericolo non chiuderemo le ambasciate: anzi, abbiamo mandato rinforzi dove c’è bisogno di aiutare», ha dichiarato Tajani. Il capo della diplomazia italiana ha aggiunto che si sta lavorando per trasferire in Arabia Saudita gli italiani presenti in Bahrein e Kuwait, mentre chi si trova in Israele verrà instradato verso l’Egitto per l’imbarco. Sul fronte delle destinazioni turistiche, circa 3.300 persone attendono di rientrare dalle Maldive, dove qualcuno è già partito con un volo Neos, mentre per Thailandia e Sri Lanka «ci vorrà qualche giorno perché stiamo dando priorità ai voli dalle aree di guerra». Ad oggi il totale dei rimpatriati supera le 10.000 unità.
La crociera mai partita: il racconto degli italiani sulla Msc Euribia
Tra i passeggeri rientrati, una giovane coppia torinese ha raccontato all’Ansa di aver fatto il check-in sulla nave il 28 febbraio, per poi restare ferma senza mai salpare. «La nostra crociera di una settimana non è purtroppo mai cominciata», hanno spiegato sollevati ma ancora scossi. La situazione è peggiorata rapidamente quando hanno iniziato a vedere aerei sorvolare la zona e a sentire forti esplosioni in lontananza, senza avere informazioni chiare su quanto stesse accadendo. Sui telefoni arrivavano alert in arabo e inglese che avvisavano della possibile caduta di detriti e invitavano a mettersi al riparo.
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Il momento di maggiore paura, racconta il marito della coppia torinese, è stato ritrovarsi chiusi in cabina senza visibilità sull’esterno, con notizie contrastanti che rimbalzavano tra internet e i telegiornali italiani. «Eravamo lì e vivevamo una cosa, ma in Italia ai tg venivano dette cose diverse», ha spiegato. Solo in un secondo momento è stato chiarito che Dubai non era stata colpita direttamente e che gli incendi erano dovuti alla caduta di detriti, non a un attacco missilistico. Un altro passeggero, che viaggiava con la moglie e la figlia di 20 mesi, ha raccontato che la presenza della bambina ha reso tutto più angosciante, pur riconoscendo che «Msc ci ha assistito molto bene, fornendoci anche supporto psicologico».
