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Accise, al ministro Giorgetti non spiace l’idea di Elly Schlein: «L’extragettito Iva usiamolo per abbassare le accise sui carburanti» – Il video

07 Marzo 2026 - 17:54 Stefania Carboni
Il ministro dell'economia e delle finanze: «Se ci sono margini? Li troveremo». A ipotizzarlo la prima volta fu il governo Prodi, nel 2008, ma non lo attuò. E non lo fece nemmeno Mario Draghi davanti alla guerra in Ucraina

«La proposta Schlein sui carburanti? È una norma che abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla. Se ci sono margini? Li troveremo». Questo il parere di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’economia e delle finanze, davanti alla proposta sulle accise mobili lanciata dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein.

L’appello di Schlein: «Usiamo le accise mobili»

Schlein si era rivolta direttamente alla premier Giorgia Meloni che nel 2019 chiedeva l’abolizione delle accise «che poi non ha fatto, anzi nell’ultima manovra ha addirittura alzato quelle sul diesel». Il governo, per Schlein, «può attivare subito le cosiddette accise mobili, un meccanismo adottato molti anni fa e mai attuato. E siccome con i prezzi stellari della benzina non aumentano solo gli extraprofitti di chi la vende ma anche il gettito Iva che entra nelle casse dello Stato, noi proponiamo di usare quell’extragettito Iva restituendolo ai cittadini e abbassando le accise di tutti». La proposta è stata rilanciata sui canali social della segretaria del Pd perché “«l’inflazione è ripresa a salire e la benzina è arrivata attorno ai 2 euro» e il «costo delle azioni militari di Trump si aggiunge a danno di famiglie e imprese italiane».

Come funziona lo strumento delle accise mobili

Lo strumento delle accise mobili ha come obiettivo quello di stabilizzare il prezzo dei carburanti quando questo sale. Come? Lo Stato riduce temporaneamente le accise quando il prezzo del petrolio cresce, e invece le aumenta quando scende, mantenendo quindi i prezzi alla pompa più stabili. Può esser però una soluzione temporanea e a breve termine, non utile in caso di una guerra nei paesi del Golfo di media o lunga durata. Perché così facendo lo Stato, di fatto, rinuncia a entrate fiscali maggiori. Introiti che a lungo andare non recupererà quasi mai, anche se agisce contro shock sul settore e contro l’inflazione. Nessun governo, davanti alle obiezioni di diversi economisti, lo ha mai realmente attivato. Il meccanismo fu introdotto per la prima volta con la legge finanziaria del 2008 dal governo Prodi ma non è mai entrato a regime. Servivano dei decreti attuativi e delle soglie precise. L’occasione si ripresentò sotto il governo Draghi, nel 2022, che però, davanti al conflitto in Ucraina, preferì adottare un taglio temporaneo delle accise, a 25 centesimi a litro. Attualmente il governo Meloni può attivare il meccanismo di accise mobili: lo prevede il Decreto Carburanti del 2023, ma anche in questo caso lo strumento non può scattare automaticamente. Serve quindi un lavoro preliminare, da parte di Palazzo Chigi, fatto di decreti attuativi e limiti entro cui usarlo. Insomma non una cosa cotta e mangiata.

Schlein e l’Iran: «La pensiamo come Sanchez, no alla guerra»

La leader dem, durante la tappa conclusiva a Roma del percorso di ascolto “L’Italia che sentiamo”, ha inoltre detto la sua sulla guerra in Iran, ed è stata netta. Ha espresso solidarietà al presidente del governo spagnolo Sánchez «per le minacce inaccettabili subite per aver difeso il diritto internazionale come avrebbe dovuto fare il nostro governo. La pensiamo come Sanchez, no alla guerra». «La transizione democratica deve essere nelle mani del popolo iraniano Khamenei è un dittatore sanguinario che non ci mancherà, ma le iniziative unilaterali sono pericolose. La guerra illegale scatenata da Trump e Netanyahu va fermata. No all’utilizzo delle basi in Italia per il supporto a questi attacchi che violano il diritto internazionale, l’Italia ripudia la guerra – ha dichiarato Schlein – Amareggia l’atteggiamento imbarazzato del nostro governo, posso capire la difficoltà di chi fino a qualche giorno fa auspicava il premio Nobel per Trump. Il problema non è solo la subalternità di questo governo a tycoon, il problema è che non riescono a scegliere l’Europa».