Ultime notizie Donald TrumpFamiglia nel boscoGuido CrosettoIran
SALUTEBambiniMaternitàRicerca scientificaSanità

Social freezing, arriva l’assorbente che misura la riserva ovarica dal sangue mestruale

08 Marzo 2026 - 16:49 Gemma Argento
assorbenti social freezing
assorbenti social freezing
Il prototipo descritto da New Scientist integra un sensore chimico in un assorbente per rilevare l’ormone associato al numero di ovociti ancora disponibili

Negli ultimi anni il congelamento degli ovuli, o social freezing, è diventato una pratica sempre più diffusa tra le donne che vogliono preservare la possibilità di avere figli in futuro. In questo contesto misurare la riserva ovarica diventa un passaggio centrale: significa stimare quanti ovociti sono ancora disponibili nelle ovaie e come questa “dotazione biologica” cambia nel tempo, un’informazione che può orientare decisioni importanti come il tentativo di gravidanza o la scelta di congelare gli ovuli. Questa valutazione oggi avviene di solito tramite esami clinici che misurano nel sangue l’ormone anti-mulleriano (AMH). Ora però i ricercatori stanno lavorando a una soluzione molto diversa: un assorbente capace di analizzare il sangue mestruale e stimare i livelli di questo ormone direttamente durante il ciclo, con un sistema collegato a una app che interpreta i risultati.

Il nuovo prototipo di misurazione

Secondo l’ultima relazione sulla procreazione medicalmente assistita del Ministero della Salute, nel 2023 in Italia 89.870 coppie hanno fatto ricorso a queste tecniche, in aumento rispetto alle 87.192 dell’anno precedente. Nello stesso periodo i cicli di PMA effettuati sono passati da 109.755 a 112.804, mentre i bambini nati vivi grazie a queste procedure sono stati 17.235. Proprio per l’importanza che la valutazione della riserva ovarica ha nelle decisioni riproduttive, i ricercatori stanno cercando modi sempre più semplici e accessibili per monitorarla. Come racconta la rivista scientifica New Scientist, uno dei prototipi più recenti punta a sfruttare direttamente il sangue mestruale. Il dispositivo ha la forma di un normale assorbente ma contiene un piccolo sensore chimico progettato per rilevare la presenza dell’ormone anti-mulleriano (AMH). Il principio è simile a quello dei test diagnostici rapidi: quando l’ormone è presente nel campione, il sensore produce un segnale misurabile. Questo segnale può poi essere interpretato tramite un’ applicazione per smartphone, che analizza i dati e restituisce una stima dei livelli dell’ormone. L’idea si basa su un presupposto biologico preciso: il sangue mestruale contiene molte delle stesse molecole presenti nel sangue circolante, compresi diversi biomarcatori ormonali.

Sangue disponibile mensilmente senza prelievi

Se validata da studi più ampi, una tecnologia di questo tipo potrebbe permettere di ottenere indicazioni preliminari sulla riserva ovarica direttamente durante il ciclo, senza ricorrere ogni volta a un prelievo di sangue. In prospettiva, un sistema di questo tipo potrebbe permettere di monitorare nel tempo l’andamento della riserva ovarica direttamente a casa, sfruttando un campione biologico disponibile ogni mese senza la necessità di prelievi di sangue. «Si tratta di una tecnologia ancora sperimentale ma il lavoro si inserisce in un filone di ricerca crescente», spiegano i ricercatori, «che punta a trasformare prodotti di uso quotidiano, come assorbenti o coppette mestruali, in strumenti capaci di raccogliere informazioni biologiche sulla salute riproduttiva».

L’importanza della riserva ovarica

La riserva ovarica è la quantità di ovociti ancora presenti nelle ovaie in un determinato momento della vita. Non coincide con la fertilità in senso assoluto, ma ne rappresenta una componente importante: serve a capire quale “margine biologico” resta e quanto le ovaie siano ancora in grado di rispondere a una stimolazione. A differenza degli spermatozoi negli uomini, le donne nascono già con un numero finito di ovociti che diminuisce progressivamente con l’età: alla nascita se ne contano circa uno o due milioni, ma alla pubertà ne restano circa 300-400 mila e solo una piccola parte arriverà alla maturazione durante gli anni fertili. Con il passare del tempo non solo il numero di ovociti si riduce, ma tende a diminuire anche la loro qualità. Per questo è uno dei primi elementi che vengono valutati quando una donna prende in considerazione il congelamento degli ovuli. Si tratta infatti di una fase iniziale del percorso, utile non tanto a decidere da sola se procedere oppure no, quanto a orientare il medico, stimare la possibile risposta alla terapia ormonale e capire quanti ovociti si potrebbero realisticamente recuperare in un ciclo.

leggi anche