Francis Kaufmann e quella chiamata di un ragazzo a due passi da Villa Pamphili prima dell’omicidio. «C’è un uomo con una neonata in braccio»

Ci fu una chiamata al 112 prima del ritrovamento del corpo della piccola Andromeda. La fece un ragazzo, allarmato, che aveva segnalato la presenza di un uomo con un cappello e una bambina con un vestito rosa in braccio intorno all’una e trenta di notte in via Leone XIII, la strada che passa dentro il parco di villa Pamphili. Lo riporta oggi Pamela Franconieri, investigatrice della Polizia di Stato, sentita come testimone nel processo che vede imputato Francis Kaufmann, accusato del duplice omicidio della figlia e della compagna Anastasia Trofimova, trovate senza vita lo scorso 7 giugno a Villa Pamphili a Roma. Kaufmann è accusato di duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla minorata difesa, dalla relazione affettiva con la compagna e dalla discendenza in relazione alla figlia oltre all’occultamento di cadavere.
«Avevamo due corpi ma non un’identità»
Il giovane aveva chiamato poche ore prima che venisse ritrovato il corpo della bambina di 11 mesi e della madre, a poca distanza. Proprio sul ritrovamento dei corpi ha parlato anche Franconieri. «I due corpi erano senza vestiti – ha spiegato in aula, secondo quella che sembrava una messa in scena – nel tentativo di renderne più difficile l’identificazione. L’ipotesi che facciamo subito è che i corpi siano collegati tra di loro e che quindi potessero essere madre e figlia e che l’evento non era casuale. Avevamo due corpi ma non un’identità».
«Al fermo in Grecia a noi italiani ci ha subito appellati come mafiosi»
Nell’udienza si è poi parlato delle varie segnalazioni sull’uomo, da Campo de’ Fiori a via Giulia, fino alle indagini che hanno permesso l’arresto in Grecia. «Lo abbiamo individuato in strada mentre camminava con berretto e birre in mano – ha raccontato l’investigatrice della Polizia di Stato – Non ha fatto domande sul fermo, ha ribadito che era cittadino americano e quando ha capito che insieme agli investigatori greci c’eravamo noi italiani ci ha subito appellati come mafiosi». «È evidente che nessuno le ha salvate. I familiari se lo chiedono – commentano gli avvocati Arturo Salerni e Mario Angelelli, legali di parte civile della famiglia delle vittime – e chiedono a noi di capire se invece si potessero salvare. Sapevamo che c’era questa telefonata. Nel dettaglio ce l’ha spiegato l’investigatrice. Sulla perizia psichiatrica ci rimettiamo alla scienza, quindi vedremo che cosa diranno». L’americano intanto è stato trasferito dal carcere di Rebibbia a quello di Regina Coeli.
