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La class action contro Sony per i prezzi dei giochi per la PlayStation

09 Marzo 2026 - 06:38 Alba Romano
playstation giochi causa prezzi
playstation giochi causa prezzi
Secondo l'accusa il colosso giapponese avrebbe «sfruttato i clienti britannici» per quasi un decennio. Applicando prezzi eccessivi per giochi digitali e contenuti in-game

Una class action da 2 miliardi di sterline davanti al tribunale di Londra. Con l’accusa di aver violato le norme antitrust. Facendo pagare di più a milioni di utenti britannici della sua consolle PlayStation. Sony dovrà fronteggiare la causa del campaigner dei consumatori Alex Neill, che rappresenta 12,2 milioni di utilizzatori della Play. Secondo l’accusa il colosso giapponese avrebbe «sfruttato i clienti britannici» per quasi un decennio, applicando prezzi eccessivi per giochi digitali e contenuti in-game sullo store PlayStation.

Il monopolio

Sony infatti detiere un quasi monopolio sulla viendita di giochi digitali per la sua console. Per questo è in grado di dettare prezzi e applicare sovrapprezzi. Come una commissione del 30% agli editori, contro il 12-20% praticato dalle piattaforme PC più competitive. I legali degli utenti sostengono che i prezzi praticati «sono sproporzionati rispetto ai costi effettivi del servizio». E che le meccaniche di gioco sono studiate per incentivare la spesa, anche da parte dei minori, per progredire, sbloccare funzionalità o personalizzare l’esperienza di gioco.

1,97 miliardi di sterline

Il procedimento, avviato nel 2022, chiede un risarcimento di 1,97 miliardi di sterline da ripartire tra chi ha acquistato giochi digitali o contenuti aggiuntivi sullo store PlayStation nel decennio fino a febbraio 2026, con limitate eccezioni. In base alla normativa britannica, tutti i potenziali interessati sono inclusi automaticamente nell’azione collettiva, salvo rinuncia esplicita. Il processo, della durata prevista di circa 10 settimane, si inserisce in un contesto di crescente scrutinio antitrust sulle piattaforme digitali. Lo scorso anno Apple è stata condannata a Londra per abuso di posizione dominante e commissioni eccessive sull’App Store, sentenza per la quale ha annunciato ricorso.