La risposta dell’Ue alla (prossima) crisi energetica: avanti tutta con il Green Deal. Mea culpa di von der Leyen sul nucleare: «Un errore abbandonarlo»

Prima la Russia, ora il Medio Oriente, la prossima volta chissà. Ogni crisi internazionale che coinvolge i paesi produttori di energia rischia di trasformarsi in un terremoto per le bollette europee, con tutto ciò che ne consegue in termini di perdita di potere d’acquisto e competitività. L’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha fatto schizzare le quotazioni di gas e petrolio sui mercati internazionali, facendo piombare Bruxelles in una sorta di deja vu: e se scoppiasse una nuova crisi energetica come accaduto nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina? Il confronto, almeno per il momento, non regge. Ma per evitare che questa preoccupazione diventi strutturale, l’Unione europea ha deciso la strada che intende seguire: affrancarsi il più velocemente possibile dalle fonti fossili (gas, petrolio e carbone) e accelerare la corsa verso le fonti pulite (nucleare e rinnovabili).
Il piano Ue contro le prossime crisi energetiche
Questa strategia è messa nero su bianco con una serie di iniziative e piani presentati oggi a Bruxelles. Il primo è la Strategia di investimento sull’energia pulita, che parte innanzitutto dall’impegno della Banca europea per gli investimenti (Bei) a stanziare oltre 75 miliardi di euro nei prossimi tre anni per supportare la transizione green. L’obiettivo, spiega l’esecutivo Ue in una nota, è aumentare drasticamente gli investimenti nel settore, fino a raggiungere i 660 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 e i 695 miliardi all’anno tra il 2031 e il 2040. Insomma, nessun passo indietro sulle politiche energetiche europee. Semmai, un impegno ad accelerarle.
In attesa che gli investimenti crescano, occorrerà pure far qualcosa sul fronte del caro bollette. Ed è qui che entra in gioco il secondo pacchetto di misure annunciate oggi, ribattezzato Energia per i cittadini, attraverso cui la Commissione europea propone una serie di azioni volte a dare una boccata d’ossigeno a consumatori e imprese: possibilità di beneficiare di un cambio di fornitore più rapido, riduzione delle imposte e dei prelievi sulle bollette dell’energia elettrica, informazioni più trasparenti sui contratti energetici.
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Avanti tutta con il Green Deal
Nei piani di Bruxelles, il tanto vituperato Green Deal non è solo uno strumento per abbattere le emissioni di gas serra e fare la propria parte nella lotta ai cambiamenti climatici, ma è anche un’occasione unica per ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili. Il ragionamento che c’è dietro è semplice: se l’Europa vuole smettere di tremare ogni volta che scoppia una crisi in qualche regione produttrice di petrolio o gas, la soluzione non è cercare nuovi fornitori, ma avere sempre meno bisogno di quei combustibili. L’Ue, ha ricordato oggi Ursula von der Leyen, dipende «completamente» da importazioni fossili «costose e volatili». E l’attuale crisi in Medio Oriente «ci ricorda in modo crudo le vulnerabilità che ciò comporta».
Il “mea culpa” di von der Leyen sul nucleare
Certo, qualche ripensamento c’è stato. È il caso del nucleare, protagonista della terza iniziativa presentata oggi a Bruxelles. Fin dai primissimi provvedimenti, il Green Deal si è focalizzato su rinnovabili ed efficienza energetica, relegando l’energia atomica a un ruolo più marginale. «Un errore strategico», ammette oggi la presidente della Commissione europea, che definisce il nucleare una fonte «affidabile, accessibile e a basse emissioni». Per questo l’Ue investirà in una strategia per i piccoli reattori modulari, gli stessi a cui lavora il governo italiano, puntando a farli diventare operativi a partire dal 2030.
Foto copertina: EPA/Abdul Saboor | Ursula von der Leyen al summit sull’energia atomica a Parigi, 10 marzo 2026
