Palazzo Chigi e i ministeri dimezzano i giorni di smart working. L’allarme del sindacato della PA: «Retrofront sbagliato, il lavoro agile serve»

La pubblica amministrazione vuole fare dietrofront sul lavoro agile. A lanciare l’allarme è Flp, il sindacato dei lavoratori pubblici e delle pubbliche funzioni. Durante il tavolo «Innovazione nella pubblica amministrazione. Rinnovi contrattuali, percorsi di carriera e qualità del lavoro pubblico», la federazione delle sigle sindacali ha presentato un’analisi che mostra come, nella maggior parte dei ministeri e degli uffici della PA, sia un corso un vero e proprio dietrofront rispetto all’utilizzo dello smart working.
Come cambia lo smart working negli uffici dei ministeri
A Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio dei ministri, è passata da 2 giorni a settimana a 1 giorno di lavoro agile e così pure negli uffici centrali del ministero della Giustizia, mentre nei tribunali si è rimasti a 1 giorno a settimana di smart working e, in alcuni casi, si è passati a 0. Riduzioni del lavoro agile ancora non quantificate anche al ministero dell’Agricoltura, in particolare negli uffici dell’ispettorato frodi, e in quello della Cultura, dove lo smart working era di due giorni a settimana. Al ministero dell’Economia si è passati da 8 giorni al mese a 6 giorni al mese, mentre nelle ambasciate e nei consolati lo smart working è da sempre negato. Rimane stabile la situazione alla Farnesina, dove lo smart working è di 4/6 giorni al mese.
Diminuisce al ministero della Difesa da 6 giorni a 4 giorni al mese e nei dipartimenti dell’Università e della Ricerca, dove da 8 giorni di smart working al mese si è passati a 6. Presso gli uffici territoriali dell’Agenzia Dogane e Monopoli si è rimasti a 6 giorni al mese o, in alcuni casi, a 4. Anche al Consiglio di Stato la situazione è rimasta a 8 giorni di lavoro agile al mese, salvo in alcuni casi in cui è scesa a 6, mentre all’Agenzia delle Entrate e al ministero della Salute al momento non c’è riduzione: sono garantiti 8 giorni al mese. Per quanto riguarda il ministero dell’Interno, al momento non c’è riduzione delle ore di smart working, ma continuano a limitarne al minimo gli effetti nelle sedi territoriali (prefetture e questure).
La battaglia per il lavoro agile nella PA
«Il mondo del lavoro è ormai basato su obiettivi e risultati e non sulla presenza», afferma Marco Carlomagno, segretario generale di Flp. «Ma l’Italia, anziché occuparsi di assegnare obiettivi e migliorare la qualità servizi, sceglie di esacerbare un malessere». Il leader del sindacato dei lavoratori pubblici annuncia che si batterà «per un cambio di rotta» e aggiunge: «In tutto il mondo il lavoro è ormai basato su obiettivi e risultati e non sulla presenza: di qualche giorno fa la notizia che in Australia entrerà in vigore nel 2027 l’obbligo di smart working per due giorni a settimana. Non solo: diversi studi dimostrano come ci sia una correlazione positiva tra lavoro a distanza e natalità o come il lavoro agile comporti un miglioramento del rapporto vita-lavoro in generale con minor tempo perso in spostamenti e ascesa di luoghi “near work” per svolgere le proprie mansioni».
