Claudia Zanella e la figlia “gifted” Penelope: «Arriva e mi dice: “Ti spiego Platone?”»

L’attrice Claudia Zanella ha una figlia di dieci anni che si chiama Penelope. È una bambina gifted, plusdotata, a dispetto di una diagnosi infausta arrivata in gravidanza. «È come Culodritto di Guccini, “occhi spalancati sul mondo come carte assorbenti”. In viaggio, a Siviglia, guardava la città come non avesse visto mai nulla prima e ogni volta è così. Per lei la gioia è euforia, la tristezza un dramma; è felice e un secondo dopo in down. È come se avesse due vite: è bellissimo e faticosissimo», spiega la madre in un’intervista a Repubblica.
Cosa significa avere una figlia gifted
Una persona gifted «ha un alto potenziale cognitivo: non è una figlia più brava, percepisce solo il mondo in modo diverso. Ha un quoziente intellettivo molto alto anche per la plusdotazione, 149, e un cervello che non si ferma mai, che non sa cosa significhi riposare, come se ne avesse cinque di cervelli». Dice che «un anno fa le è stato certificato ma io l’ho sempre sospettato. Quando aveva due anni, io e suo padre (il regista Fausto Brizzi, ndr) abbiamo scoperto che parlava come una di cinque anni, aveva una memoria infallibile, collegava tutto quel che sapeva. Le mettevamo sul seggiolone delle carte con oggetti semplici — un cuore, un sole, un numero — le guardava una volta e le ricordava tutte. Con due sole letture riesce a imparare la parte in un musical: intonazione, canzone, parole. Anche per me che faccio l’attrice e lavoro con la memoria è impressionante osservarla. E già da piccola aveva una curiosità continua, insaziabile».
Malformazione cerebrale
Quando ancora la bambina non era nata Zanella ha ricevuto una diagnosi di malformazione cerebrale: «Alla morfologica, incinta di 5 mesi, dissero che non aveva il corpo calloso, dieci giorni dopo che non si vedeva il setto pellucido. Sono morta, ero pronta a abortire. E poi al Gemelli di Roma e al Meyer di Firenze mi tranquillizzarono. Forse quella membrana si era sviluppata in modo diverso, ma sono stata io a collegarlo nella mia testa, come un segno, alla plusdotazione».
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Sensibilità spiccata
La bambina ha una sensibilità spiccata: «È insieme il dritto e il rovescio della medaglia. Penelope ha un senso della giustizia enorme, ma davanti ai soprusi è senza pelle. I torti le scatenano attacchi di ansia, crisi di pianto. Una volta ho ucciso una formica, non mi ha parlato per due giorni. Al Cairo ha bloccato il pullman del rientro dalle Piramidi finché non abbiamo comprato cento merende per cento bambini che le chiedevano. A scuola giocava sempre con dei coetanei con disabilità, con grande empatia e solidarietà. Ma tornava a casa soffrendo perché magari gli altri non giocavano con loro, perché non li avevano capiti mentre cercavano di esprimersi. È come se a volte sentisse tutto il mondo sulle proprie spalle, la responsabilità di aiutare tutti e il non poterlo fare, perché ha solo 10 anni, le provoca frustrazione e ansia».
La separazione
Zanella racconta che pensa di aver sbagliato: «Mi sono separata presto e per necessità l’ho portata con me sul set, nei reparti di neurochirurgia per scrivere il mio libro Awake, e poi alle mostre, a teatro, ai concerti. Ho sempre avuto paura di averla stimolata troppo. La plusdotazione ha origini genetiche e ambientali. Però non posso farmene una colpa. I bimbi sono spugne e, che siano plusdotati o meno, se li educhi all’arte, alla bellezza, all’altruismo, crescono stimolati e solidali. Noi genitori in questo senso siamo un’arma potentissima».
Penelope bambina e adulta
Penelope stupisce «perché fa cose da bambina e cose da adulta. Gioca con le bambole poi si volta all’improvviso e ti chiede “Parliamo di Telemaco?”, “Ti spiego Platone?”, “Studiamo astronomia?”. Passa dall’italiano all’inglese in un secondo come fosse normale. A volte è una coetanea, a volte una figlia che sta seduta dieci minuti a leggere storia e poi si annoia a morte e ha bisogno di uno stimolo nuovo. Deve alzarsi, correre, ballare. All’inizio non capivo, la sgridavo, poi mi hanno spiegato che ne ha bisogno, le arrivano troppe informazioni e deve scaricarle».
La scuola non è pronta
Ma c’è un problema: «In alcuni istituti ci sono percorsi specifici ma in generale la scuola non è pronta. I bambini si stufano, si sentono fuori posto, rischiano seriamente di perdersi. Una neuropsichiatra ha suggerito un percorso alternativo, il maestro di italiano le assegna più libri da leggere, ma c’è un po’ di abbandono. Penelope sarebbe potuta passare in seconda media ma abbiamo deciso di no. Fisicamente ed emotivamente ha 10 anni; a 12 anni le ragazzine hanno il seno, il ciclo, altri interessi. Le avrei fatto saltare la preadolescenza ma voglio che la viva. Cerco di starle dietro io, è bellissimo, stupefacente e faticoso».
