Come aggirare la paralisi dello Stretto di Hormuz? La proposta folle e virale dell’ingegnere saudita

La crisi in Medio Oriente e il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran hanno trasformato il peggiore scenario geopolitico in realtà, ovvero la paralisi dello Stretto di Hormuz. Con il prezzo del petrolio che ha superato i 100 dollari al barile, l’economia globale cerca una via d’uscita d’emergenza.
In questo clima di estrema tensione, sui social è balzata la proposta di un canale artificiale di oltre 800 chilometri, rilanciata su X dall’ingegnere saudita Abdulaziz Al-Suhaibani per aggirare il blocco e collegare direttamente il Golfo Persico al Mar Arabico. Un’opera “mastodontica” che, nonostante le oltre 7,8 milioni di visualizzazioni in meno di 24 ore, non è stata presa molto sul serio, scatenando l’ironia del web a colpi di Intelligenza Artificiale.
Gli scenari del mastodontico “Canale Arabo”
Nelle intenzioni di Al-Suhaibani, l’opera da oltre 800 chilometri, illustrata attraverso un’immagine generata con Gemini, non rappresenterebbe soltanto una “scappatoia” logistica, ma diventerebbe l’asse portante di un nuovo ecosistema economico nel cuore del deserto.

Secondo la visione dell’ingegnere, la creazione di un simile bacino artificiale permetterebbe innanzitutto lo sviluppo di una filiera ittica interna alla penisola arabica, con l’obiettivo di abbattere la dipendenza dalle importazioni alimentari.

Allo stesso tempo, il progetto punta sulla sostenibilità energetica. Secondo la proposta, l’acqua del canale potrebbe essere trattata da impianti di desalinizzazione alimentati a energia solare, fornendo le risorse idriche necessarie per irrigare e coltivare territori oggi completamente aridi.
A completare questo quadro di trasformazione radicale interverrebbe l’industria marittima. Attraverso la costruzione di bacini di carenaggio e infrastrutture avanzate per la manutenzione delle grandi navi, l’ambizione sarebbe quella di trasformare il deserto in un nuovo centro nevralgico del commercio globale.
Navi con le ruote, tra ironia e disperazione
Su X, la proposta dell’ingegnere ha generato un’ondata di ironia virale. C’è chi, ad esempio, ha risposto condividendo immagini generate dall’intelligenza artificiale che mostrano navi cargo con ruote giganti che attraversano le dune del deserto.

Sulla stessa scia, qualcuno propone ironicamente una nave cargo volante che percorre a volo radente il deserto, in scene che richiamano l’estetica degli anime giapponesi apocalittici.

C’è chi, invece, ha proposto l’assurda costruzione di una grande tettoia nel sud dell’Arabia con l’obiettivo di “rinfrescare” il deserto. Altri suggeriscono un percorso decisamente più breve, come un canale artificiale tra gli Emirati e l’Oman, escludendo l’Arabia Saudita per ridurre drasticamente i tempi di scavo.
Perché gli oleodotti attuali non bastano
C’è già un’alternativa allo Stretto di Hormuz? Fino a oggi, l’unico modo per evitare il “collo di bottiglia” è stato l’uso di oleodotti, ma la loro capacità è del tutto insufficiente.
Infatti, le infrastrutture di Arabia Saudita ed Emirati potrebbero fornire circa 4,7 milioni di barili al giorno, mentre sullo Stretto, in condizioni normali, possono transitarne oltre 20 milioni.
Costruire nuovi condotti? Si potrebbe, ma è un processo lento, costoso e politicamente fragile, visti gli equilibri tra i Paesi della penisola arabica. Considerazioni che renderebbero altrettanto infattibile la proposta del canale artificiale dell’ingegnere saudita.
