La Bce lascia invariati i tre tassi di riferimento. La decisione unanime davanti al conflitto in Iran

Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento. Una decisione presa in modo unanime a fronte del conflitto in Iran. Nel dettaglio i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno invariati rispettivamente al 2%, al 2,15% e al 2,40%.
Le previsioni
La Banca centrale europea ha rivisto al rialzo le previsioni sull’inflazione e al ribasso quelle sulla crescita del Pil dell’eurozona per il 2026 e il 2027, indicando tra i principali fattori di incertezza il conflitto in Iran. Lo ha dichiarato la presidente Christine Lagarde. Secondo le nuove stime, l’inflazione dovrebbe attestarsi al 2,6 per cento nel 2026, rispetto all’1,9 per cento previsto a dicembre, e al 2,1 per cento nel 2027, 0,1 punti in più rispetto alle precedenti proiezioni. La crescita del Pil dell’eurozona è invece attesa allo 0,9 per cento nel 2026, contro l’1,2 per cento stimato a dicembre, e all’1,3 per cento nel 2027.
«I rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine». Queste le parole della presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa a Francoforte. «La guerra in Medio Oriente rappresenta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, aggiungendosi al contesto globale caratterizzato da politiche volatili. Una guerra prolungata potrebbe aumentare ulteriormente i prezzi dell’energia e per un periodo più lungo di quanto attualmente previsto, e incidere anche sulla fiducia. Questi fattori eroderebbero i redditi e renderebbero imprese e famiglie più riluttanti a investire e spendere». Inoltre – ha aggiunto la numero uno della Bce – «un peggioramento del sentiment dei mercati finanziari globali potrebbe ulteriormente frenare la domanda».
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Decisione presa all’unanimità
Al Consiglio direttivo della Bce «siamo calmi, determinati e focalizzati come un laser sulle informazioni che abbiamo, sulle previsioni che riceviamo e su tutti i dati che possono essere analizzati e di cui si può tenere conto per le nostre decisioni». La decisione di confermare i tassi di interesse è stata presa all’unanimità. «Abbiamo avuto discussioni approfondite sulla situazione attuale e siamo grati ai nostri tecnici che sono stati in grado di fornirci uno scenario di base e previsioni molto aggiornate», ha detto Lagarde. In marito alle ricadute del conflitto in Iran «abbiamo fatto in modo di assicurare che i componenti del consiglio fossero aggiornati dagli esperti, abbiamo avuto un un professore di affari militari e – ha asserito – abbiamo avuto anche un’ottima presentazione sull’impatto per il clima».
«Situazione differente rispetto al conflitto in Ucraina»
«Ci sono molte differenze rispetto al 2022. Un punto importante da ricordare è che quando lo shock energetico si era manifestato allora, l’inflazione era già al 6%. È una grande differenza rispetto alla situazione attuale, dove l’ultimo dato è stato dell’1,9% e abbiamo un’inflazione in linea con l’obiettivo nel medio termine». Lo ha precisato Lagarde, ricordando che «anche il mercato del lavoro è piuttosto diverso. Oggi abbiamo un mercato del lavoro solido, ma non surriscaldato come nel 2022, quando c’erano carenze di manodopera e un diverso equilibrio nei negoziati salariali. Anche questo giocherà un ruolo». Inoltre, spiega la presidente della Bce, «le aspettative di inflazione dipendono molto dalla memoria che famiglie e imprese hanno dell’inflazione. Nel 2022, questa memoria risaliva molto indietro nel tempo. Oggi invece è molto più recente, perché le persone hanno vissuto direttamente un periodo di alta inflazione». Di conseguenza, «il loro comportamento — in termini di investimenti, negoziazioni salariali e consumi — sarà influenzato da questa memoria più fresca dell’inflazione elevata. E questo influenzerà anche il processo di ritorno dell’inflazione al 2%».
