«Ogni diligenza» è legittima: la Corte Costituzionale boccia i dubbi sulla legge sulle armi

La Corte costituzionale italiana ha deciso se è legittima o no una norma che obbliga chi possiede armi a custodirle «con ogni diligenza», ovvero con tutte le attenzioni possibili. Per la Consulta è ripresa riprende la descrizione della fattispecie colposa come delineata dall’articolo 43 del codice penale, richiamando il concetto di diligenza, implicato in tutte le fattispecie criminose punibili a titolo di colpa. Senza entrare quindi in precisazioni facendo di fatto diventare ogni diligenza possibile legittima.
Se uno deve esser diligente l’attuale legge parla chiaro
Il tribunale di Reggio Calabria aveva sollevato i dubbi che tale norma, relativa all’articolo 20 della legge 110 (norme sul controllo di armi, munizioni ed esplosivi), fosse troppo vaga. Ma per la Corte è precisa, perché facilmente percepibile, ovvero evitare che l’accesso all’arma di terzi soggetti, di minori, che potrebbero rimanere vittime o creare reati. Al detentore comune è richiesto quindi di adottare le cautele di normale prudenza, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit. Cosa vuol dire? La casistica giurisprudenziale in materia di omessa custodia di armi ha poi indicato l’obbligo di diligenza concretamente esigibile, basandosi su fatti concreti. La negligenza per esempio non è contemplata nei casi in cui l’arma si trova in una cassaforte chiusa e inaccessibile, se non per il proprietario. Se questa viene derubata durante un furto in casa il proprietario non risponde della omessa custodia. E la mancata diligenza non vale nemmeno se l’accesso all’arma è controllato e al detentore viene impossibilitato da terzi tale controllo. Non vale nemmeno se le munizioni sono separate dall’arma (in taluni casi però). Perché se per esempio un minore ha facile accesso all’arma e ci mette dentro delle munizioni detenute in posto differente la negligenza c’è. Specialmente se entrambe o una di esse sono facilmente raggiungibili.
Il caso di Reggio Calabria, con il tentato suicidio di uno dei figli in famiglia
Il caso portato alla Consulta parte da un tragico evento. Ovvero il tentativo di suicidio di uno dei figli di una famiglia residente a Reggio Calabria, che si è sparato con l’arma detenuta in casa legalmente dal padre. Il giovane, da anni in depressione e con problemi psichiatrici, è finito in ospedale. Si è salvato ma sulla vicenda gli inquirenti si sono chiesti se la custodia fosse legittima. Le armi presenti in casa, precisa la sentenza del tribunale, erano collocate all’interno di un armadietto blindato collocato lungo il corridoio dell’abitazione. Sulla vicenda dell’omessa custodia il giudice calabrese doveva decidere per il non luogo a procedere o meno e perciò ha chiesto un parere alla Consulta in merito al concetto di «diligenza».
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(Foto di Thomas Tucker su Unsplash)
