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Due anarchici morti nel crollo di un casolare a Roma: «Preparavano una bomba». Chi erano Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone: cosa è successo

20 Marzo 2026 - 19:00 Giulia Norvegno
Alessandro Mercogliano e Sara Ardizonne, i due anarchici morti nell'esplosione di un casolare
Alessandro Mercogliano e Sara Ardizonne, i due anarchici morti nell'esplosione di un casolare
I due facevano parte del cosiddetto gruppo Cospito. A maggio scadono i termini del 41bis per l'anarchico detenuto a Sassari. Come sono stati riconosciuti e le ipotesi su cosa volessero colpire

Sono Alessandro Mercogliano, 53 anni, e Sara Ardizzone, le vittime del crollo di un casolare abbandonato nel Parco degli Acquedotti, a Roma, dopo un’esplosione. Entrambi erano legati all’area anarchica e in particolare al cosiddetto “gruppo Alfredo Cospito“. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due si trovavano all’interno della struttura, il Casale del Sellaretto, giovedì sera per confezionare un ordigno artigianale in vista di un attentato, la cui natura non è ancora stata chiarita. L’esplosione avrebbe sollevato il tetto dell’edificio, provocandone poi il cedimento. Per arrivare all’identificazione delle due vittime sarebbero stati utili anche i tatuaggi presenti sui corpi.

Come è stato scoperto il crollo del Casale del Sellaretto

A dare l’allarme è stato un runner che venerdì mattina, durante una corsa nel parco, si è avvicinato al rudere e ha notato un corpo tra le macerie, chiamando subito il 112. Alcuni residenti della zona avevano sentito un’esplosione giovedì sera, ma nessuno aveva verificato cosa fosse successo. I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, hanno poi estratto i corpi di un uomo e di una donna. Sul luogo sono arrivati in forze polizia, carabinieri, Digos e il pm di turno: un dispiegamento che ha subito fatto escludere l’ipotesi iniziale di un incidente domestico legato a una bombola di gas. Decisivo per le indagini il fatto che l’uomo presentasse la mutilazione traumatica di un braccio e segni di bruciature, compatibili con la manipolazione di un ordigno.

Chi era Alessandro Mercogliano

Mercogliano, 53 anni, era già noto alle forze dell’ordine per il suo legame con l’ambiente anarco-insurrezionalista. In passato era stato processato a Torino per azioni a sfondo terroristico. Mercogliano era finito coinvolto nell’operazione “Scripta manent”, portata avanti dalla Digos torinese su alcuni pacchi esplosivi spediti tra il 2003 e il 2016 dalla Federazione anarchica informale a politici, giornalisti ed esponenti delle istituzioni.

Chi era Sara Ardizzone e il proclama pro-Cospito

Sara Ardizzone era diventata nota negli ambienti giudiziari il 15 gennaio 2026, durante l’udienza preliminare del procedimento Sibilla a Perugia, quando aveva letto in aula un proclama a favore di Alfredo Cospito, il militante anarco-insurrezionalista attualmente detenuto. «Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato», aveva dichiarato davanti al giudice, definendosi contraria a «ogni forma di governo» e descrivendo la scelta tra democrazia e dittatura come puramente «funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione».

Le ipotesi sull’attentato per Alfredo Cospito

L’ordigno che stavano maneggiando Mercogliano e Ardizzone era ancora in fase di preparazione, quando è esploso cogliendoli di sorpresa. Sono diverse le ipotesi aperte da parte degli inquirenti su quale fosse l’uso che ne volessero fare. Come riporta Fanpage, non è escluso che i due volessero colpire la rete ferroviaria. Nel mirino ci sarebbe stato anche il gruppo Leonardo, l’azienda del settore della Difesa controllata dallo Stato. A maggio è prevista la scadenza del decreto applicativo di quattro anni delle detenzione al 41bis di Alfredo Cospito. Gli inquirenti non escludono anche che i due stessero preparando un attentato per rilanciare la campagna di solidarietà con il terrorista detenuto nel carcere di Sassari.

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