«Via Giuseppe Pinelli»: Milano intitola una strada all’anarchico ingiustamente accusato della strage di piazza Fontana

«Qui fu l’ultima volta che vedemmo Pino, il 12 dicembre, mentre scendeva le scale di corsa». La donna che parla è Claudia Pinelli e l’uomo di cui parla è suo padre, Giuseppe Pinelli, l’anarchico ferroviere morto nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Il luogo in cui Claudia pronuncia queste parole non è casuale: il «qui» a cui fa riferimento è una via del quartiere San Siro, a Milano. Una via che fino a ieri si chiamava via privata Micene e che da oggi si chiama “via Giuseppe Pinelli, anarchico partigiano”.
Chi era Pino Pinelli
Giuseppe “Pino” Pinelli faceva il manovratore delle ferrovie, era sposato con Licia Rognini e aveva due figlie, Claudia e Silvia. Aveva 41 anni. Abitava nel quartiere San Siro di Milano. Frequentava il circolo anarchico Ponte della Ghisolfa. Stava andando lì anche il 12 dicembre, l’ultima volta che sua moglie e le sue figlie lo videro. Quel pomeriggio fu fermato dalla polizia. Morì nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, cadendo dalla finestra del quarto piano della questura di Milano.
Il volo dalla finestra
Il nome di Pinelli è indissolubilmente legato alla storia d’Italia e in particolare agli anni di piombo, quelli della strage di piazza Fontana. All’indomani della bomba nella Banca dell’Agricoltura, infatti, la polizia iniziò a seguire la cosiddetta “pista anarchica”. Insieme ad altri anarchici, Pinelli fu fermato e condotto in Questura per essere interrogato. Ma, durante una pausa tra un interrogatorio e un altro, in quella notte di dicembre, morì precipitando nel cortile interno dello stabile in via Fatebenfratelli. Della sua morte fu per lungo tempo accusato il commissario Luigi Calabresi, che però – come accertato dai giudici – non si trovava in quella stanza al momento del volo di Pinelli. Nonostante questo, Calabresi divenne bersaglio degli appartenenti a Lotta Continua e fu a sua volta ammazzato il 17 maggio del 1972.
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Le parole del sindaco Sala
«Milano non ha dimenticato Pino Pinelli e non intende farlo – ha dichiarato il sindaco Beppe Sala durante la cerimonia d’intitolazione della via all’anarchico -. Con l’intitolazione il Comune manifesta la volontà di restituire, almeno in parte e per quanto possibile, la dignità e il rispetto che gli sono stati ingiustamente tolti. Questa via è e sarà memoria attiva di Milano: attraverso il nome di Giuseppe Pinelli ricorderà oggi e in futuro a chiunque che la nostra è una città che crede fermamente nella giustizia, nella verità e nella democrazia, è una città che non dimentica le vittime innocenti di un periodo storico complesso e controverso che presenta ancora tante oscurità».
Già i presidente della Repubblica Giorgio Napolitano prima, e Sergio Mattarella poi, avevano riconosciuto Giuseppe Pinelli come la 18esima vittima dell’attentato terroristico neofascista di Piazza Fontana.
Il ricordo della figlia
La figlia Silvia ha condiviso con le tante persone presenti alla cerimonia l’ultimo ricordo di suo padre, che quel 12 dicembre ridendo scendeva la scale mentre la moglie Licia lo rincorreva per suggerirgli di indossare una giacca pesante. «È bello ricordarli così», ha concluso la figlia. Sette anni fa, in occasione di un’altra celebrazione per Pinelli, fu piantato un albero in piazzale Segesta. Quel giorno era presente anche la moglie Licia Pinelli che per tutta la vita si è battuta per l’innocenza del marito e che è scomparsa nel 2024. Nel suo libro Una storia quasi soltanto mia, Licia Pinelli aveva raccontato di quell’ultimo giorno in cui aveva visto il marito: «Io non sapevo niente, non sapevo neanche della bomba di piazza Fontana perché il mio televisore era rotto. Alle 20 sono venuti dei poliziotti a cercare Pino e visto che non c’era hanno telefonato in questura, e in questura hanno detto che era già lì. Così ho saputo che era fermato. Ma non sapevo il perché. Poi verso mezzanotte ha telefonato Pino, diceva che erano in tanti fermati e quindi avrebbe tardato. Me la ricordo come una telefonata rassicurante».
La stranezza delle due targhe
A Milano, oltre alla via e all’albero, ci sono anche due targhe che ricordano l’anarchico. Sono entrambe in piazza Fontana. La prima è stata posta lì nel 2006 dagli anarchici e riporta la parola “ucciso”. La seconda è stata installata nel 2019 in occasione del 50esimo anniversario della morte di Pinelli. Su quella targa il ferroviere viene definito la “diciottesima vittima” della strage di piazza Fontana.
