La telefonata dell’amico di Trump per far espellere la sua ex, parla Paolo Zampolli: «Da me solo consigli». La risposta al New York Times

Paolo Zampolli, inviato speciale di Donald Trump in giro per il mondo e soprattutto l’Italia, ha respinto le accuse pubblicate dal New York Times secondo cui avrebbe fatto leva sulle proprie relazioni istituzionali per ottenere l’espulsione dagli Stati Uniti della sua ex moglie, la brasiliana Amanda Ungaro, presa in custodia dall’Ice e successivamente deportata. In un messaggio da Milano affidato a lasicilia.it, l’imprenditore ha ammesso la telefonata ma negato qualsiasi richiesta di favoritismi: «Non ho mai chiesto favori ai miei colleghi. Le mie richieste erano unicamente volte a comprendere la situazione, e qualsiasi consiglio che ho sollecitato riguardava esclusivamente la sicurezza di mio figlio».
A suo dire, la posizione legale dell’ex moglie, con un mandato d’arresto pendente, un procedimento penale in corso e un’indagine parallela in Brasile, giustificava le decisioni delle autorità. Il Dipartimento della Sicurezza interna statunitense ha definito «falsa» l’ipotesi di un allontanamento dettato da favoritismi politici, precisando che il rimpatrio è avvenuto per un visto scaduto e per gravi accuse di frode.
Le accuse del New York Times a Zampolli e la risposta
Zampolli non ha definito l’inchiesta del New York Times una «fake news», ma l’ha bollata come «certamente inaccurata». Nel suo messaggio ha inquadrato l’articolo come un’operazione politica: «L’articolo sembra un attacco mirato alle politiche immigratorie dell’amministrazione, soprattutto in un momento così critico, mentre votiamo per finanziare la Homeland Security e proteggere la nostra nazione». Con tono ironico ha ringraziando il quotidiano newyorkese «per aver scelto un così bel ritratto d’archivio di me».
La linea difensiva di Zampolli: «È un mio diritto»
L’imprenditore ha ribadito che la mancata concessione della cauzione alla ex moglie non sarebbe frutto di pressioni indebite, ma l’esito di decisioni giudiziarie basate su registri ufficiali che attestavano un rischio di recidiva. «Segnalare presunte attività criminali o condotte illegali è un diritto legale», ha aggiunto Zampolli, che ha chiuso il messaggio rivendicando il proprio ruolo istituzionale: «Sono orgoglioso di servire e di espormi al fuoco per il mio Paese. Tutto ciò che faccio è per gli Stati Uniti d’America».
