La tipografia anti-Lotito e le indagini sugli ultras che vogliono fargli vendere la Lazio

A Marino i carabinieri hanno scoperto una tipografia anti-Lotito. Di proprietà delle stesse persone che hanno il “Mcm Lazio Beer and Shop”, pub di Frascati a tinte biancocelesti. Che è stato perquisito. Racconta Repubblica che dagli atti emerge che la storia delle minacce al presidente dei biancocelesti e senatore di Forza Italia Claudio Lotito è organizzata. E richiama quanto accaduto all’epoca della scalata di Giorgio Chinaglia e degli Irriducibili alla S.S. Lazio, poi finita in tribunale. La tipografia si trova in via Gramsci 22 e si chiama Artigiana Tipografica.
La tipografia anti-Lotito
Secondo i magistrati la tipografia denota una «capacità organizzativa» fuori dal comune. «Talmente elevata da risultare particolarmente compatibile con la rinomata organizzazione di tipo militare dei gruppi di tifo ultras, ed in particolare con quello dei cosiddetti Ultras Lazio, eredi degli Irriducibili di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik», il narco-ultrà ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti. Una strategia fatta di striscioni, manifesti, adesivi e persino telefonate nella notte. Con il tentativo, secondo i giudici, di costringere il presidente della Lazio a vendere la società. Il quotidiano scrive nella cronaca di Roma che ci sono accuse per almeno cinque persone.
I reati
Tra i reati si parla di «reiterati atti di minaccia di morte effettuati a mezzo social network, mediante affissioni, telefonate anonime e messaggi di posta elettronica — diretti alla persona offesa o a suoi collaboratori — al fine di costringere Claudio Lotito, persona ultrasessantacinquenne, a cedere il capitale detenuto della S.S. Lazio S.p.A. o, in almeno un caso, a procedere a un aumento di capitale». Tra questi anche la diffusione di fake news riguardo presunti acquirenti della società pronti a rilevarla. Gli indagati, secondo l’accusa, «diffondevano, a mezzo social network o attraverso la testata ‘Millenovecento’, notizie false».
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Gli eredi di Diabolik
A muoversi gli Ultras Lazio, gruppo di tifosi che ha preso l’eredità degli Irriducibili di Piscitelli. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma – che in passato avevano già bussato ad altre porte – sono arrivati alla tipografia cercando punti di raccordo della strategia degli ultras. Una sorta di secondo tempo di quanto accaduto tra il 2005 e il 2006. Anche allora i pm parlavano di «atti idonei a costringere Lotito a cedere a terzi le quote», di minacce, di una «crescente campagna diffamatoria, di intimidazione e contestazione».
Allora e oggi
All’epoca arrivarono condanne, anche per criminali di primo piano nella Curva Nord. Della strategia fanno parte una serie di episodi che si moltiplicano a partire dal 2024. Ci sono gli striscioni esposti più volte in Piazza del Parlamento – “Lotito libera la Lazio” – e quelli davanti alla sede di Forza Italia, partito del senatore, o davanti ai suoi uffici. Poi gli adesivi affissi nei pressi della sua abitazione e i manifasti rivolti al partito: “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”. Poi le minacce telefoniche, anche di morte, a qualsiasi ora. E la campagna diffamatoria sui social o attraverso la testata “Millenovecento”, in cui si parlava di un’imminente vendita o del desiderio di Lotito di far retrocedere la Lazio per «ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro».
