Il Canada vuole gli infermieri italiani e offre 5mila euro al mese. Vaccaro (Nursind): «Da noi stipendi sotto la media Ue. Così rischiamo che partano tutti»

Sul sito dell’Institut français Italia compare un’offerta di lavoro rivolta agli infermieri italiani disposti a trasferirsi in Canada. Stipendi fino a tre volte più alti rispetto a quelli italiani, trasferimento pagato e supporto completo per immigrazione e formazione linguistica. L’unico requisito è essere un infermiere e avere un livello di francese intermedio. Un’offerta che preoccupa in un sistema che continua a fare i conti con una cronica carenza di personale. Iniziative di questo tipo rischiano di rendere ancora più concreta una fuga già in atto. «Quando arrivano bandi del genere, è inevitabile che gli infermieri guardino altrove», spiega Salvatore Vaccaro a Open, vicesegretario nazionale Nursind. «Non ci sorprende, ma ci preoccupa». «La possibilità che un infermiere se ne vada è reale», aggiunge. «E spesso chi parte poi non torna più».
L’offerta dal Canada
La proposta riguarda strutture sanitarie di Montréal, tra cui l’Ospedale Santa Cabrini e il Centro di accoglienza per cure a lungo termine Dante, e si rivolge a infermieri con almeno un anno di esperienza e una conoscenza intermedia del francese. «Sono offerte che inevitabilmente attirano», osserva Vaccaro, perché «garantiscono condizioni complessive migliori rispetto a quelle che oggi molti trovano in Italia». A rendere la proposta particolarmente competitiva è l’insieme delle condizioni. La retribuzione mensile lorda varia tra i 4.380 e gli 8.140 dollari canadesi (ossia 2.750-5.120 euro), ma non si tratta solo di stipendio. Il percorso è strutturato per accompagnare i candidati in ogni fase, dalle pratiche di immigrazione ai corsi di lingua, fino al trasferimento vero e proprio, con i biglietti aerei inclusi. È proprio questa combinazione a fare la differenza. «Questo bando è sicuramente un campanello d’allarme – aggiunge Vaccaro – , se domani Paesi più vicini come la Scandinavia, la Finlandia o la Norvegia facessero offerte simili, sarebbe ancora più facile che chi lavora già nel sistema scegliesse di andarsene per condizioni migliori».
Il problema degli infermieri in Italia
Ed è qui che emerge il paradosso. Mentre altri Paesi cercano infermieri italiani, in Italia gli infermieri mancano già. Secondo la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, ne servirebbero almeno 65mila per garantire livelli adeguati di assistenza. Una carenza che si riflette direttamente nelle condizioni di lavoro, con turni pesanti, burnout e difficoltà nel garantire servizi adeguati. «La nostra professione ha stipendi abbondantemente sotto la media europea», spiega Vaccaro. Oggi un infermiere guadagna mediamente tra i 1.700 e i 1.900 euro netti al mese, inclusi turni e notti, con margini di crescita molto limitati nel corso della carriera. A questo si aggiunge il carico di lavoro. «Un infermiere può trovarsi a seguire più di 12 pazienti, quando gli standard internazionali si fermano a sei», sottolinea. «Ci sono studi che dimostrano che superare i sei pazienti aumenta la mortalità». Una pressione che si traduce in stress, burnout e crescente frustrazione. Secondo il sindacato, inoltre, la situazione non è migliorata nemmeno dopo la pandemia. «Noi viviamo ancora come se fossimo sotto Covid dal punto di vista degli organici», osserva Vaccaro. «Il sovraffollamento nei pronto soccorso c’era prima e c’è ancora, così come le aggressioni al personale. Non è cambiato nulla».
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Come evitare la fuga di infermieri
Per il sindacato, il problema non è impedire agli infermieri di partire, ma capire perché sempre più spesso scelgono di farlo. «Bisogna creare le condizioni per restare», spiega Vaccaro, indicando una serie di interventi che vanno ben oltre il solo aumento degli stipendi. La questione riguarda anche le prospettive di carriera, oggi molto limitate. «Si parte da circa 1.600 euro e si arriva a poco più di 2.000 euro a fine carriera», osserva, un’evoluzione che difficilmente regge il confronto con l’aumento del costo della vita. A questo si aggiunge il tema del welfare, che incide soprattutto sulle donne. «Tra turni e mancanza di servizi come gli asili nido, conciliare lavoro e famiglia diventa complicato», sottolinea, contribuendo a spingere molti a lasciare l’ospedale o il Paese. In questo scenario, offerte come quella canadese diventano più di una semplice opportunità, ma un’alternativa concreta. «Possiamo provare a convincerli a restare», conclude Vaccaro, «ma quando cercano condizioni migliori, è difficile dargli torto».
