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Torna il reato di abuso d’ufficio? Cosa cambia per l’Italia dopo il via libera alla nuova direttiva Ue anti-corruzione

26 Marzo 2026 - 20:23 Bruno Gaetani
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Le nuove norme approvate oggi a Strasburgo costringono il governo a rimettere mano alla questione. Il presidente dell'Anac: «Un'occasione per colmare alcuni vuoti di tutela»

Il Parlamento europeo ha approvato una direttiva anti-corruzione che potrebbe obbligare l’Italia a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio, cancellato dal governo Meloni nel 2024. L’assemblea di Strasburgo ha dato il proprio via libera al provvedimento con un’ampia maggioranza: 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astenuti. La direttiva stabilisce a livello Ue le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue. Presente nella lista dei reati anche un articolo dedicato all’abuso d’ufficio, definito «esercizio illecito di funzioni pubbliche» e su cui la direttiva chiede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per fare in modo che «costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico».

Cosa prevede la nuova direttiva Ue

Il nuovo quadro mira a colmare le lacune nell’applicazione delle norme anti-corruzione, modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni. I paesi Ue, dunque, potranno adottare norme più severe e adattarle ai propri sistemi giuridici. La cooperazione tra autorità nazionali e organismi Ue – tra cui l’Olaf, Procura europea, Europol ed Eurojust – sarà rafforzata. Agli Stati membri, inoltre, viene chiesto di pubblicare ogni anno dati comparabili e leggibili, per migliorare la trasparenza e il processo decisionale. In più, ciascun governo dovrà adottare e aggiornare regolarmente la propria strategia nazionale anticorruzione, coinvolgendo la società civile.

Le conseguenze per l’Italia e il reato di abuso d’ufficio

L’approvazione della direttiva anti-corruzione ha fatto tornare l’abolizione del reato di abuso d’ufficio sotto i riflettori del dibattito pubblico. Perché il governo Meloni, di fatto, potrebbe essere costretto a tornare sui propri passi. «L’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata» ha spiegato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, in conferenza stampa. Poco più tardi, è stata l’eurodeputata spagnola Raquel Garcia Hermida, relatrice del provvedimento, a chiarire cosa ci si aspetta dal nostro paese: «Il mandato è molto chiaro. L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio».

Il voto a Strasburgo

La direttiva anti-corruzione, come detto, è stata approvata a larghissima maggioranza: 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astenuti. Tra chi ha dato il proprio via libera al provvedimento ci sono anche gli eurodeputati di Fratelli d’Italia, nonostante meno di due anni fa sia stato proprio il governo di Giorgia Meloni ad abrogare il reato di abuso d’ufficio. Già in quella circostanza, in molti avevano fatto notare possibili contestazioni da parte di Bruxelles. Con la nuova direttiva anti-corruzione, questi timori si sono fatti ancora più concreti.

La Consulta: «Ora la politica prenda atto delle nuove regole Ue»

A salutare con favore il voto di Strasburgo è soprattutto il centrosinistra, promotore dell’iniziativa legislativa a livello europeo. Mentre sul possibile ritorno del reato di abuso d’ufficio, è Giovanni Amoroso, presidente della Corte Costituzionale, a confermare che potrebbe essere necessario rimettere mano alla questione: «È possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea». Soddisfatto del voto Giuseppe Busia, presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anti-corruzione: «Speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, così da rafforzare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche e quindi di migliorare la qualità della nostra democrazia».

Foto copertina: ANSA/Massimo Percossi | Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e la premier Giorgia Meloni

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