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Cosmeticoressia, la skincare delle preadolescenti nel mirino dell’Antitrust: istruttorie contro Sephora e altre aziende cosmetiche

27 Marzo 2026 - 19:27 Alba Romano
sephora
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Secondo l'Autorità le aziende spingerebbero all'acquisto compulsivo di prodotti cosmetici attraverso i video delle micro-influencer su TikTok

L’Antitrust accende i riflettori su un fenomeno che, fino a pochi mesi fa, sembrava confinato ai social e alle tendenze virali tra giovanissimi: la cosiddetta “cosmeticoressia”. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha infatti avviato due istruttorie nei confronti di Sephora Italia Srl, Benefit Cosmetics LLC, LVMH Profumi e Cosmetici Italia Srl, ipotizzando pratiche commerciali scorrette legate alla promozione di cosmetici “da adulti” a bambini e adolescenti, anche sotto i 10-12 anni.

Cosa contesta l’Antitrust

Il punto centrale non è l’uso dei cosmetici in sé, ma il modo in cui vengono presentati e venduti. Secondo l’Antitrust, potrebbero esserci due criticità:

  • mancherebbero avvertenze chiare sul fatto che alcuni prodotti (come sieri o creme anti-age) non sono pensati né testati per la pelle dei minori;
  • sarebbero state messe in atto strategie di marketing aggressive verso i più giovani, in particolare attraverso micro-influencer molto seguite da bambini e preadolescenti che che esorterebbero i giovani all’acquisto compulsivo di cosmetici.

Questo, per l’Autorità, rischia di configurare una pratica commerciale scorretta perché colpisce una fascia di consumatori considerata «particolarmente vulnerabile», come previsto dal Codice del consumo.

Che cos’è la cosmeticoressia

Chi si è imbattuto nei video di TikTok delle giovanissime appassionate di skincare lo sa: la cosmeticoressia è l’ossessione precoce per la cura della pelle, con routine elaborate (detersione, tonico, siero, crema, maschere) che imitano quelle degli adulti. Negli ultimi mesi il fenomeno è letteralmente esploso e gli hashtag legati alla skincare generano miliardi di visualizzazioni. Secondo diversi report internazionali (tra cui analisi di Common Sense Media e della American Academy of Dermatology), l’età media di ingresso nelle routine cosmetiche si sta abbassando rapidamente: già tra i 8 e i 12 anni i bambini sono esposti a contenuti beauty e sempre più preadolescenti (10–12 anni) chiedono prodotti come sieri e attivi anti-acne/anti-age.

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I rischi per la salute (e non solo)

Le preoccupazioni dell’Antitrust trovano riscontro anche nella letteratura medica. La American Academy of Dermatology e la Società Italiana di Dermatologia (Sidemast) hanno più volte segnalato che la pelle dei bambini è più sottile e sensibile rispetto a quella degli adulti e l’uso di cosmetici non adatti potrebbe provocare irritazioni e dermatiti da contatto, alterazione della barriera cutanea, fotosensibilizzazione (in caso di acidi o retinoidi). In aggiunta, c’è poi anche un’altra questione: l’esposizione precoce a modelli estetici e routine di “perfezionamento” del corpo potrebbe avere effetti su autostima, percezione dell’immagine corpore, comportamenti d’acquisto impulsivi.

Il nodo delle micro-influencer

Uno degli elementi più delicati dell’indagine dell’Autorità riguarda il ruolo delle giovanissime micro-influencer. Molti contenuti social realizzati dalle ragazzine nascono “dal basso” e non sono spinti dai brand. Ma per l’Antitrust le aziende di cosmetici sarebbero responsabili ugualmente se traggono vantaggio da dinamiche che spingono all’acquisto soggetti giovanissimi e quindi vulnerabili.

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