Blitz all’alba per Ilaria Salis, il racconto della perquisizione: «Polizia in camera per un’ora, mi hanno chiesto se andavo al corteo»

Non è bastato il tesserino da europarlamentare, né l’immunità confermata dal voto di Strasburgo lo scorso ottobre. Per Ilaria Salis, il risveglio a Roma nel giorno della manifestazione nazionale è stato piuttosto traumatico. Sabato 28 marzo, ore 7:30, la polizia bussa direttamente alla porta della sua stanza d’albergo. Niente telefonata dalla reception, niente avviso preventivo. Solo «accertamenti», dicono gli agenti. Ma per l’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, il nesso con il corteo previsto nella Capitale è fin troppo esplicito.
Il racconto di Ilaria Salis
Intervistata dal Corriere della Sera, Salis si dice «provata e sconcertata» per un controllo durato oltre un’ora all’interno della sua camera. «Ho detto subito che sono una deputata europea ma loro sono andati avanti con le domande e alla fine non hanno fatto il verbale. Sono arrivati direttamente alla porta della stanza senza l’avviso della reception»», spiega l’attivista. Nonostante la qualifica istituzionale, gli agenti avrebbero insistito nel monitorare le sue intenzioni per la giornata: «Mi hanno chiesto se avevo intenzione di andare alla manifestazione e se avevo con me oggetti per offendere». Salis, a Roma da giovedì per impegni legati al suo mandato, sottolinea l’anomalia della procedura: «Appena li ho visti ho spiegato che sono una parlamentare ma loro mi hanno cominciato a fare domande dirette sul corteo. “Ha intenzione di partecipare?” “Custodisce oggetti particolari?”».
Uno dei punti più controversi riguarda l’esito formale dell’operazione. Nonostante la lunga permanenza degli agenti nella stanza, l’intervento si è concluso con un nulla di fatto documentale. «Hanno deciso di non compilare alcun verbale. Sono andati via come nulla fosse ma era evidente che erano arrivati perché oggi a Roma c’è il corteo», denuncia l’eurodeputata.
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Le accuse e la detenzione
Ilaria Salis, infatti, era stata detenuta per oltre un anno e quattro mesi a Budapest, con l’accusa di aver partecipato a scontri contro gruppi neonazisti durante una manifestazione nel 2023. Dopo 16 mesi di carcere in condizioni degradanti, la sua elezione al Parlamento Europeo nel giugno 2024 le aveva garantito la libertà. Solo pochi mesi fa, nell’ottobre 2025, la plenaria di Strasburgo aveva blindato la sua posizione confermandone l’immunità con un solo voto di scarto, una decisione che Salis aveva celebrato come una «vittoria dell’Europa antifascista». Un’immunità che, per definizione dei trattati europei, dovrebbe proteggere i deputati da «persecuzioni politiche arbitrarie» e garantire il libero esercizio del mandato.
Cos’è e come funziona l’immunità parlamentare
Come specificato dai regolamenti europei, l’immunità non è un privilegio personale, ma una garanzia affinché un deputato possa esercitare liberamente il suo mandato senza essere esposto a persecuzioni politiche arbitrarie. Questa tutela prevede che i parlamentari non possano essere ricercati, detenuti o perseguiti per le opinioni o i voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni. Nello specifico, l’immunità degli europarlamentari è duplice: sul territorio nazionale godono delle stesse prerogative concesse ai membri del parlamento del proprio Paese, mentre in ogni altro Stato membro sono esenti da provvedimenti di detenzione o procedimenti giudiziari. Tale garanzia, che decade solo in caso di flagrante delitto, serve proprio a impedire che azioni di polizia o giudiziarie possano essere utilizzate strumentalmente per ostacolare l’attività politica di un eletto.
