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Confindustria all’attacco del governo sul decreto Fisco: «Imprese danneggiate, tradita la nostra fiducia». Giorgetti: «Dobbiamo capire chi aiutare»

28 Marzo 2026 - 17:41 Bruno Gaetani
confindustria decreto fisco critiche governo
confindustria decreto fisco critiche governo
Palazzo Chigi prova a scongiurare una crisi diplomatica con gli imprenditori: «Subito un tavolo di confronto con le categorie interessate»

È scontro tra il governo Meloni e Confindustria sul cosiddetto Dl Fisco, approvato ieri – venerdì 27 marzo – in Consiglio dei ministri. Secondo Marco Nocivelli, vicepresidente dell’associazione di categoria con delega alle politiche industriali e al Made in Italy, il decreto «introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025». Il testo licenziato dall’esecutivo, spiega Nocivelli, prevede un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto. Una simile decisione, insiste il vicepresidente di Confindustria, «penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso».

Le critiche di Confindustria al nuovo decreto Fisco

Gli industriali, insomma, accusano il governo di aver tradito la loro fiducia. Specialmente dopo che lo scorso novembre, mentre l’esecutivo era al lavoro sulla legge di bilancio, erano arrivate «rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese “esodate” del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel Piano, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025», spiega ancora Nocivelli. Oltre a ridurre l’agevolazione, la misura, spiega il vicepresidente, il decreto fisco approvato dal Cdm nelle scorse ore esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, «in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’Enea, che le imprese sono state indotte ad acquistare».

Giorgetti: «Dobbiamo capire chi aiutare»

A rispondere alle critiche di Confindustria ci pensa il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che spiega: «Avevamo una traiettoria, dei programmi di un certo tipo. Poi è successo un fatto al di fuori delle nostre possibilità, uno shock esterno paragonabile in termini prospettici a quello della crisi in Ucraina e che sostanzialmente induce a fare delle riflessioni rispetto a quello che dobbiamo fare, chi dobbiamo aiutare e chi dobbiamo incentivare». E aggiunge: «Dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a costoro o a favore delle imprese energivore piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise».

Il governo propone un tavolo di confronto

In ogni caso, nel comunicato pubblicato sul sito di Palazzo Chigi, si precisa che il governo «ha intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate» dal credito di imposta Transizione 5.0 rivisto nel decreto fiscale varato ieri dal Consiglio dei ministri. L’obiettivo è scongiurare una crisi diplomatica con gli industriali, specialmente ora che il governo appare più indebolito che mai dopo l’esito del referendum sulla riforma della giustizia. «Chiediamo con urgenza l’apertura, già dalla prossima settimana, di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno», tuona in serata Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.

Foto copertina: ANSA/Vincenzo Livieri | Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e la premier Giorgia Meloni durante l’assemblea di Confindustria 2024

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