Il presidente Usa all’Iran: «Liberate lo Stretto di Trump». Gli Houthi in guerra – La diretta

Nel 29esimo giorno della Guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran Teheran ha attaccato la base aerea Usa Prince Sultan in Arabia Saudita causando 12 feriti tra i militari americani. Israele ha preso di mira la centrale nucleare di Busheir, mentre un missile ha colpito il centro di Israele causando altri feriti. Intanto Donald Trump è tornato a minacciare di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato, colpevole di non essere intervenuta nel conflitto. Il presidente degli Stati Uniti ha detto anche che vuole chiamare lo Stretto di Hormuz “lo stretto di Trump” o “d’America” dopo l’intervento. E il Pentagono porta a 17 mila il numero degli effettivi in Medio Oriente, in previsione dell’invasione di terra.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che, sebbene l’Iran avesse effettivamente inviato messaggi che indicavano il suo interesse per una soluzione diplomatica, non aveva risposto al piano di pace trasmessogli tramite il Pakistan. I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran, hanno avvertito venerdì che si sarebbero uniti alla guerra se gli attacchi contro l’Iran fossero continuati, se altri paesi si fossero uniti all’offensiva israelo-americana o se fossero stati lanciati attacchi dal Mar Rosso.
Gli Stati Uniti prevedono un’imminente fine delle operazioni in Iran. Quando gli Stati Uniti «avranno finito» con gli iraniani nelle prossime settimane, questi «saranno più deboli di quanto non lo siano stati nella storia recente», ha affermato Rubio. Ha aggiunto che gli Stati Uniti potrebbero comunque raggiungere i loro obiettivi senza inviare truppe di terra. È possibile che le armi destinate all’Ucraina vengano reindirizzate verso la guerra in Iran.
Usa, allarme per le scorte di missili
L’esercito americano ha lanciato più di 850 missili da crociera Tomahawk in quattro settimane di guerra con l’Iran, un ritmo che ha messo in allarme alcuni funzionari del Pentagono. Lo riferisce il Washington Post citando fonti informate. I missili, che possono essere lanciati da navi da guerra di superficie della Marina e sottomarini, sono stati un pilatro di ogni intervento americano da quando sono stati utilizzati per la prima volta in combattimento nel 1991 durante la guerra del Golfo Persico. Le versioni piu’ recenti del missile, in servizio dal 2004, possono costare fino a 3,6 milioni di dollari a pezzo e richiedono fino a due anni essere pronte. Negli ultimi anni, i Tomawhak sono stati acquistati in piccoli lotti, con solo 57 inclusi nel bilancio della difesa nel 2025.
Con 1.000 miglia di gittata, riducono la necessità di missioni aeree più pericolose. Ma se ne producono ogni anno solo poche centinaia e il Pentagono non rivela pubblicamente quanti ne abbia in stoccaggio. Secondo le fonti sentite dal Post, serve una riflessione urgente sull’opportunita’ di trasferirne alcuni da altre parti del mondo, tra cui l’Indo-Pacifico, e uno sforzo concertato a lungo termine per costruirne di piu’. Un funzionario ha descritto la quantità di Tomahawk a disposizione “bassa in modo allarmante”, mentre secondo un altro si sta arrivando al ‘livello Winchester’, che in gergo militare significa esaurimento delle scorte.
Gli Houthi in guerra con l'Iran
Un missile è stato lanciato stamattina dallo Yemen verso il territorio israeliano, segnando il primo attacco di questo tipo da parte degli Houthi, sostenuti dall’Iran, dall’inizio dell’Operazione Leone Ruggente un mese fa, come confermato dalle Forze di Difesa Israeliane. I sistemi di difesa aerea israeliani sono stati attivati per intercettare la minaccia, ha dichiarato l’esercito, mentre le sirene risuonavano a Beersheba e nelle comunità circostanti del Negev. Al momento non si registrano vittime.
Gli Houthi hanno annunciato ufficialmente di essersi uniti all’Iran nella guerra contro Usa e Israele. «Le forze armate yemenite hanno annunciato questa mattina la prima operazione militare con una partita di missili balistici che hanno preso di mira obiettivi militari sensibili del nemico israeliano nel sud della Palestina occupata», si legge in una nota del portavoce dell’esercito riportata da al Masirah. «L’operazione è coincisa con quelle eroiche effettuate dai mujaheddin in Iran e dal partito di Dio in Libano (Hezbollah)», si spiega ancora, e «ha raggiunto con successo i suoi obiettivi». Gli attacchi, si avverte, «continueranno fino a quando gli obiettivi dichiarati non saranno raggiunti», con un «sostegno diretto alla Repubblica islamica dell’Iran e ai fronti di resistenza in Libano Iraq e Palestina, finché l’aggressione non si fermerà su tutti i fronti di resistenza».
La Thailandia si accorda con l'Iran per il transito sullo stretto di Hormuz
La Thailandia ha annunciato di aver raggiunto un accordo con l’Iran per consentire alle sue petroliere di attraversare lo strategico Stretto di Hormuz, rimasto praticamente paralizzato dall’inizio della guerra in Medio Oriente. «È stato raggiunto un accordo per consentire alle petroliere thailandesi di transitare in sicurezza attraverso lo Stretto di Hormuz, contribuendo ad alleviare le preoccupazioni relative alla fornitura di carburante alla Thailandia», ha dichiarato il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul in una conferenza stampa.
Iran: colpita la centrale atomica
Nella notte l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea) ha riferito che un missile ha colpito la centrale nucleare iraniana di Bushehr. Si tratta del terzo attacco su questo impianto negli ultimi giorni. Una decina di esplosioni sono state udite nella notte anche a Teheran, dopo che l’Idf aveva annunciato nuovi raid contro «obiettivi del regime iraniano».
Iran, il presidente: devono riaprire lo stretto di Trump
«Devono riaprire lo Stretto di Trump, volevo dire lo Stretto di Hormuz. Scusatemi, che terribile errore»: Donald Trump ha finto questa ‘gaffe’ così nel suo discosto al FII Priority Summit a Miami. Il titolare della Casa Bianca, non nuovo a intitolarsi luoghi, edifici e istituzioni, nuovo nome allo Stretto di Hormuz, ha spiegato che ora «girera’ la fake news di un lapsus» ma ha aggiunto di essere serio sulla possibilita’ di ribattezzare quello del Golfo Persico lo Stretto d’America o lo Stretto di Trump. «Non mi sembra giusto dirlo, ma mi piacerebbe che la mia eredità fosse quella di un grande pacificatore», ha affermato il presidente americano rispondendo a una domanda su quale eredità vorrebbe lasciare. «Credo davvero di essere un pacificatore», ha aggiunto, «al momento non sembra, ma penso di essere un pacificatore».
Il Pentagono: 17 mila soldati Usa in Medio Oriente
Il Pentagono sta valutando di schierare altri 10 mila soldati in Medio oriente. Se dovesse procedere gli Stati Uniti si potrebbero presto ritrovare con 17 mila truppe nell’area: non abbastanza per un’invasione, ma un numero sufficiente per il sequestro di parte del territorio, mettere al sicuro l’uranio iraniano e prendere il controllo di una delle isole di Teheran. Lo riporta il Wall Street Journal, sottolineando che Trump non ha ordinato il dispiegamento di truppe da terra preferendo per il momento la via diplomatica.
Trump: Usa non più con la Nato
«Siamo sempre stati al fianco» della Nato ma alla luce delle «sue azioni» in Iran «immagino che non siamo più tenuti a esserlo. O sì’?». Lo ha detto Donald Trump tornando ad attaccare l’alleanza transatlantica. E ancora: «Penso che sia stato un errore enorme che la Nato non fosse presente», ha dichiarato Trump da Miami, come riferisce la Cnn, «questo farà guadagnare molti soldi agli Stati Uniti perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari all’anno per la Nato, per proteggerli, e saremmo ci sempre stati per loro, ma ora, visto il loro comportamento, immagino che non sia più necessario, vero?. Perché dovremmo esserci per loro se loro non sono lì per noi?», si è chiesto polemicamente il titolare della Casa Bianca.
— Disclose.tv (@disclosetv) March 27, 2026
Missile su Israele: feriti
Una persona è morta e altre sono rimaste ferite a seguito dell’impatto di un missile balistico lanciato nella notte dall’Iran nel centro di Israele, secondo quanto riferito dai soccorritori. Lo riporta il Times of Israel. Il missile trasportava una testata a grappolo, che disperdeva bombe secondarie su una vasta area.
Attacco Iran a base Usa in Arabia: 12 feriti
Secondo quanto riportato da Nbc News, 12 militari statunitensi sono rimasti feriti in un attacco missilistico iraniano contro una base aerea in Arabia Saudita. L’attacco ha preso di mira la base aerea Prince Sultan, e almeno un velivolo è stato danneggiato, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi. Nessuna dei feriti è considerato in pericolo di vita. Il raid avviene dopo che l’Iran ha avvertito che avrebbe imposto un «prezzo elevato» per gli attacchi contro i propri siti nucleari, avvenuti ieri.
L’attacco è stato condotto con missili e droni iraniani, secondo quanto riferito da fonti a CBS News.
Secondo alcune fonti, due degli americani sono rimasti gravemente feriti. Oltre 300 militari americani sono rimasti feriti in azione durante la guerra tra Stati Uniti e Iran, la maggior parte dei quali è già tornata in servizio, ha dichiarato un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti. Tredici militari hanno perso la vita.
L’attacco iraniano è stato condotto con un missile e vari droni e ha causato anche il danneggiamento di diversi velivoli per il rifornimento in volo all’interno della base, hanno riferito fonti informate all’AP. Nelle stesse ore il presidente Usa, Donald Trump, ha affermato a un evento promosso dal fondo sovrano saudita a Miami che «è tempo» che Arabia Saudita e Israele normalizzino i rapporti: «Li abbiamo portati fuori e alla grande, dobbiamo imbarcarli negli Accordi di Abramo». Un soldato americano di 26 anni era morto il primo marzo in un altro attacco contro la stessa base aerea. Sono 13 i militari morti e più di 300 quelli feriti, per lo più in modo lieve, dall’inizio dell’attacco di Usa e Israele all’Iran, ha reso noto un portavoce del Comando Centrale statunitense.
