Quanti missili rimangono all’Iran? Le stime degli Usa a un mese dallo scoppio della guerra

La domanda delle domande è capire quanto arsenale sia rimasto nelle mani di Teheran a oramai oltre un mese dallo scoppio della guerra. Se lo chiedono gli Usa e i dati finora diffusi sono stati analizzati in un pezzo del Corriere della Sera. Per ora i Pasdaran hanno ridotto la cadenza dei lanci. Ma la riduzione del numero non vuol dire scarsa qualità. Perché gli obiettivi dell’Iran si sono affinati, verso soggetti importanti per Israele e i paesi del Golfo. Venerdì è stato colpito, per esempio, un prezioso aereo-radar e un paio di velivoli-rifornitori americani nella base Prince Sultan in Arabia Saudita. Operazione perfettamente riuscita, con 15 feriti.
Questione di sottovalutazioni
I pasdaran fanno partire i missili da postazioni in profondità, lontane dalla zona nordoccidentale e costiera, prese invece di mira dai raid dei nemici. In questo caso, precisa Guido Olimpio sul Corriere, sono più lunghi i tempi di espulsione per i vettori a combustibile liquido. Israele e Usa usano satelliti e droni armati per individuare le postazioni ma il terreno è vasto. Troppo. Non solo, l’Iran potrebbe produrre altri missili, sfruttando i mezzi civili. Non ci sono cifre esatte. Si parla di 2.500 missili iraniani ancora disponibili. E anche se le bombe hanno colpito dei tunnel sotterranei non è detto che gli impianti dei lanciatori siano fuori uso. Per esempio il sito Imam Hussein di Yazd, obiettivo di diverse ondate, resiste.
Mancano i missili moderni
All’appello poi restano i missili più moderni, come Qassem Basir, dotato di una testata da 500 chilogrammi, manovrabile e resistente al jamming. Non è chiaro quanti siano i razzi di questa fattura e se gli iraniani li tengano per operazioni speciali o semplicemente perché per ora non sono abbastanza.
