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Legge elettorale, le timide aperture del centrodestra sul premio di maggioranza. Domani la discussione in commissione

30 Marzo 2026 - 18:45 Luca Graziani
Parte l’iter alla Camera, il gelo delle opposizioni: «4 relatori di maggioranza sarebbero un segnale di apertura?»

Alla vigilia dell’avvio dell’iter parlamentare della legge elettorale la maggioranza prova a cambiare passo: evitare il muro contro muro con le opposizioni, cercare il dialogo. Almeno a parole. La riforma, voluta dal centrodestra e ribattezza Stabilicum perché promette, col premio di maggioranza, l’individuazione di un chiaro vincitore alle prossime politiche, sarà incardinata domani in commissione Affari Costituzionali alla Camera.

Un passaggio tecnico, a cui seguiranno le audizioni e poi l’adozione di un testo base, che cade però in una fase politica del tutto nuova. Dopo la sconfitta del referendum sulla Giustizia, con le fibrillazioni nel governo che non si placano e le voci di un rimpasto alle porte, sulla legge elettorale il centrodestra ora vuole aggiustare il tiro: cercare il punto di caduta con le opposizioni. Specie con il Pd, a cui certi aspetti di questa riforma potrebbero non dispiacere. Quella della legge elettorale è una «riforma necessaria», ragionano da più parti, se si vuole evitare lo spettro dei governi tecnici nel 2027.

Le timide aperture a destra

«Se possiamo approvarla insieme è meglio per tutti», spiega a Open chi segue da vicino il dossier per il centrodestra e sa che forzare la mano dovrà essere l’ultima ratio. Pena scoprire il fianco all’accusa di voler «truccare» la legge elettorale per garantirsi la prossima legislatura. Aspettiamo «il tavolo con le opposizione», ribadiscono anche da Fratelli d’Italia, «il testo non è blindato». Almeno «per ora».

A maneggiare la riforma nella prima Commissione saranno l’azzurro Nazario Pagano, Angelo Rossi di Fratelli d’Italia, Igor lezzi della Lega e Alessandro Colucci di Noi Moderati. Quattro nomi, uno per ogni forza politica di maggioranza. Una scelta che tradisce l’incertezza del centrodestra e accende subito una spia per il Pd. «Alle parole non seguono mai i fatti», reagiscono critici dal Nazareno, «perché il segnale di nominare quattro relatori non è un segnale di apertura». Anzi. «Non si può dire la facciamo da soli la legge ma poi dialoghiamo anche».

I dem sottolineano inoltre di aver ritirato due proposte di legge, presentate da Marco Furfaro e Piero De Luca, proprio per evitare un abbinamento strumentale ai testi della maggioranza. Non si vogliono lasciare appigli agli avversari proprio mentre sono in difficoltà. Un tema sulla legge elettorale comunque c’è, i Fratelli non sono gli unici a non amare le larghe intese, anche Schlein ha caratterizzato su questo tema la sua campagna per la segreteria. Ma nel merito «ci sono dei temi a livello di coalizione ancora da affrontare, come l’indicazione del premier». Perché la riforma per il Pd incrocia il suo destino con quello delle primarie. «C’è una discussione da fare. Tavoli formali di confronto con le altre forze di opposizione ancora non ce ne sono stati».

E proprio su questo insiste Angelo Bonelli di Avs, «sarebbe utile aprire un confronto tra le opposizioni»: «Noi siamo a favore dell’abbassamento del premio di maggioranza, ma il problema al Senato che è eletto su base regionale come si risolve? La premier doveva affrontare il tema a inizio legislatura e sedersi al tavolo con le opposizioni, non rifare adesso la legge elettorale per paura di perdere».

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